Inflazione

INFLAZIONE

L’inflazione è forse il fenomeno economico più “famoso”, ma al contempo uno dei più difficili da spiegare. La definizione più comune di inflazione è: la crescita del livello generale dei prezzi di beni e servizi per un lasso di tempo prolungato. Un’altra definizione, simmetrica a quella appena data, vede l’inflazione come il processo di perdita di potere di acquisto della moneta (quindi 1 euro oggi vale meno di 1 euro tra qualche giorno). Per avere un’idea di come viene misurata l’inflazione immaginiamo di prendere un paniere di beni composto ,per esempio, da ciò che più spesso compriamo quando andiamo a fare la spesa. Se calcoliamo il prezzo totale del paniere (come fosse il carrello della spesa) oggi e lo calcoliamo di nuovo tra un anno noteremo con tutta probabilità una differenza tra i due valori. Se il prezzo è aumentato siamo di fronte all’inflazione: fare la spesa mi costa di più.

Spesso in merito all’inflazione sentiamo parlare di “Indice dei prezzi al consumo”, “indice dei prezzi alla produzione”, “inflazione core”. Quello che cambia nei vari casi è la composizione del paniere usato per fare il calcolo di cui abbiamo parlato sopra. Nel caso dell’indice dei prezzi al consumo (in inglese CPI, consumer price index) si considerano quei beni che riteniamo rappresentativi dei consumi del “cittadino medio”. Nel caso dell’indice dei prezzi alla produzione (in inglese PPI) guardiamo ai beni (e servizi) che in media le imprese acquistano per svolgere la loro attività. L’inflazione “core è infine calcolata sulla base di un paniere che non tiene conto di cibo ed energia, questo perché si considera che i prezzi di cibo ed energia possono variare troppo velocemente perché dipendono in misura elevata da fluttuazioni sui mercati delle materie prime (si veda per esempio il prezzo della benzina). L’inflazione core è quindi usata solitamente dalle banche centrali, interessate ai trend di lungo periodo più che alle oscillazioni nel corso dell’anno.

Il perché dell’inflazione

Nello spiegare le cause dell’inflazione gli economisti si sono divisi tra chi aveva una visione essenzialmente di lungo periodo (monetaristi) e chi di breve (keynesiani). Nel lungo periodo si può dire che l’inflazione è causata da uno squilibrio sulla quantità di moneta presente all’interno del sistema: se la quantità di moneta è superiore alle esigenze dell’economia (quindi in circolo ci sono più euro di quanti basterebbero a rendere possibili gli scambi tra gli agenti economici) i prezzi semplicemente tenderanno a salire riportando il sistema in equilibrio. Nel breve periodo invece l’aumento dei prezzi può essere causato da tre diversi fenomeni:

inflazione dal lato dell’offerta: dovuta a problemi riguardanti appunto l’offerta, quindi per esempio l’aumento del prezzo delle materie prime, la riduzione della produzione etc;

inflazione dal lato della domanda: se la domanda di beni aumenta più velocemente dell’offerta possono crearsi squilibri che si ripercuotono sui prezzi;

inflazione indotta dalle aspettative: se i lavoratori si aspettano che nei prossimi anni ci sarà inflazione chiederanno un aumento del salario. Se tale aumento viene concesso abbiamo che nel sistema entra in circolo più denaro e questo genera appunto inflazione. In questo caso è un gioco di aspettative perché se i lavoratori non prevedessero l’inflazione questa si verificherebbe in misura minore (proprio perché verrebbero chiesti minori aumenti salariali).

Gli effetti dell’inflazione sull’economia

La presenza di inflazione influisce sull’economia in una molteplicità di modi diversi, vorremmo evidenziarne due:

Il primo effetto che l’inflazione porta con sé è la perdita sistematica del potere di acquisto dei salari fissi. L’inflazione colpisce le fasce della popolazione a reddito fisso, quali i lavoratori dipendenti e i pensionati. Senza continui rinnovi contrattuali o aumenti delle pensioni vediamo che  il reddito di queste fasce della popolazione risulta in pratica ridotto perché incapace di mantenere il proprio potere di acquisto nel tempo. C’è quindi uno spostamento della ricchezza verso le imprese che effettuano maggiori profitti in virtù dell’aumento dei prezzi. Conseguenza della riduzione del potere di acquisto può essere una riduzione dei consumi da parte delle fasce più basse della popolazione, cosa certamente non auspicabile.

Il secondo effetto, questo però positivo, dell’inflazione è che questa spinge ad investire. Se infatti il normale risparmiatore lasciasse il proprio denaro fermo nel conto corrente vedrebbe nel tempo ridursi il potere di acquisto delle somme depositate, è quindi spinto a cercare rendimenti positivi e quindi ad investire. Se aumentano gli investimenti è evidente che l’economia di un paese ci guadagna.

L’inflazione come obiettivo della politica monetaria

Alti livelli di inflazione possono generare forti instabilità all’interno di un sistema economico. Vengono danneggiate in particolare le fasce più basse della popolazione (solitamente a reddito fisso), con forti problemi sul lato dei consumi. Per questo la Banca Centrale Europea ha stabilito che il primo obiettivo della politica monetaria deve essere il contenimento dell’inflazione entro livelli accettabili (non superiori al 2%).