Brexit, la proposta: ospitare nel Sud Italia le imprese in fuga

di Valentina Cervelli Commenta

La possibilità di un hard Brexit si fa sempre più vicina e con essa le difficoltà che le imprese con sede in Inghilterra dovranno affrontare. Dalla Adler, azienda campana leader nelle automotive arriva la proposta/provocazione nei loro confronti: perché non pianificare un trasloco nel Sud Italia?

brexit e premier inglese

Le imprese ed i problemi causati dalla Brexit

La Brexit non è semplicemente una parola che indica la volontà della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea: essa sottintende tutta una serie di cambiamenti sia per i cittadini sia per le imprese che hanno sede nel paese. Un esempio? Una volta ottenuto il distacco entrambi dovranno avere a che fare con tutta una serie di regolamentazioni al momento non presenti. A livello aziendale questo significa dover pagare di più per poter far funzionare la propria attività, senza contare tutte le procedure relative all’esportazione di beni che, rispetto a quelle attuali, incontreranno maggiori rallentamenti. E’ stimato che dal giugno 2016, e più precisamente dai risultati del referendum sulla Brexit, le imprese inglesi non abbiano mai smesso di pianificare eventuali strategie per non subire danni di bilancio spendendo circa 200 ore annuali del proprio tempo.

Ancora oggi, dopo 3 anni, le prospettive sono incerte e sono molte le aziende e le multinazionali che stanno prendendo in considerazione l’idea di decentrare la propria sede rispetto alla Gran Bretagna.

L’invito al trasloco in Sud Italia contro la Brexit

provocazione brexit di scudieri

E’ forse una provocazione, ma in realtà potrebbe rappresentare una soluzione per le aziende inglesi e per la popolazione del Sud Italia: sono  molti i capannoni vuoti nel nostro paese, perché quindi non ospitare le attività britanniche che vogliono abbandonare la loro attuale residenza? A lanciare l’idea è Paolo Scudieri, presidente del gruppo Adler che in questo modo propone l’unione dell’utile al dilettevole. Un trasferimento nel nostro paese delle aziende inglesi nel Sud Italia porterebbe ad un risparmio sostanziale di risorse per le stesse ed ad una maggiore occupazione e riqualificazione del territorio per l’Italia. Ha sottolineato il manager:

Non possiamo limitarci a un sistema di agevolazioni per aree svantaggiate. Ci vuole una politica industriale strutturata, che permetta di fare impresa e, quindi, creare lavoro e benessere.

Quel che appare certo, al momento, è che in merito alla Brexit regni il caos più totale. Soprattutto per via del blocco del Parlamento attuato dal premier Boris Johnson che sebbene strumento attuabile in caso di bisogno è risultato illegale nella modalità questa volta dall’Alta Corte. In molti vogliono ancora scongiurare l’ipotesi “No Deal“: sarà possibile?