L’annuncio del piano USA per superare la crisi finanziaria porta euforia sulle piazze asiatiche, in particolare quella giapponese

Le borse asiatiche subiscono un forte rialzo, sulla scia dell’andamento di Wall Street, dopo l’annuncio da parte del governo statunitense di voler approntare un piano organico volto a fronteggiare e superare la grave crisi finanziaria. Tra i guadagni più consistenti delle piazze asiatiche bisogna sottolineare quello della borsa di Shangai, che guadagna addirittura 8 punti percentuali anche grazie all’abolizione della tassa sull’acquisto delle azioni. In generale i mercati asiatici sono riusciti a recuperare in parte le perdite che via via si sono accumulate nel corso della settimana.

 

A Taiwan, l’indice Taiex guadagna il 3,8%, chiudendo a 5.970,38 punti; l’indice Kospi è invece in rialzo di 4,55 punti percentuali alla borsa di Seul, mentre l’Hang Seng di Hong Kong guadagna 6,5 punti percentuali. Altro guadagno consistente è stato conseguito dalla borsa di Tokyo, dove è stata avvertita con maggiore euforia la notizia del piano organico statunitense contro la crisi: l’indice Nikkei ha chiuso a 11.920,86 punti (in rialzo del 3,8%). Il piano americano è stato proposto dal segretario del Tesoro Henry Paulson e dal portavoce della Federal Reserve, Ben Bernanke: l’iniziativa prevede di spostare gli asset maggiormente in difficoltà dai bilanci delle società finanziare statunitensi verso una nuova istituzione.

 

La presa di posizione del governo degli Stati Uniti sembra essere una risposta alle critiche che spesso in passato sono state rivolte da Tokyo a Washington, riguardo al fatto di non adottare misure forti per evitare le crisi sistemiche. Dunque, la speranza che il piano organico possa risolvere la situazione ha consentito per il momento un rialzo generale di tutte le borse dell’Asia. Il Giappone teme di rivivere le difficoltà patite circa dieci anni fa: nel 1997, infatti, il paese asiatico fu duramente colpito da una grave crisi finanziaria. Il PIL decrebbe dell’1% e fu necessario stanziare 100 miliardi di dollari in prestiti per aiutare gli altri paesi asiatici colpiti. La crisi fu superata solamente nel 2006, quando il PIL tornò al 3,2%.

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