Kodak è pronta ad abbandonare anche Hollywood

di Simone Ricci 1

La grave crisi finanziaria che sta interessando Eastman Kodak continua a farsi sentire in tutta la sua drammaticità: l’azienda americana, celebre per i suoi rullini e dispositivi fotografici, ha dichiarato bancarotta da diverso tempo, ma i guai non sono certo finiti. Come se non bastasse, infatti, bisogna fare i conti con la perdita dei business più produttivi degli ultimi tempi. In particolare, la stessa compagnia ha deciso a malincuore di abbandonare Hollywood, in modo da risparmiare denaro utile per la propria sopravvivenza. In pratica, Kodak è intenzionata a eliminare la propria insegna dall’ingresso della sala teatrale che ha preso il suo nome, il Kodak Theatre, il luogo dove ogni anno vengono assegnati i premi Oscar per intenderci.

La decisione è quindi importante, anche perché la visibilità offerta da un evento di questo tipo era garantita. Il contratto in questione era stato siglato nel 2021 e ha una durata di venti anni: nel dettaglio, Kodak si è legata a un promotore immobiliare per quasi cinquantasei milioni di euro, ma la rescissione non è comunque semplice. Il gruppo ha depositato il proprio bilancio da più di tre settimane e per ottenere questo provvedimento deve comunque rivolgersi al Tribunale di New York, una procedura piuttosto complessa. Che cosa deve accadere poi di preciso?

Il giudice in questione ha il compito di accordare o meno la rescissione e in caso di approvazione, per Kodak vi sarà la possibilità di non spendere più quattro milioni di dollari ogni anno per la sala di Hollywood, un risparmio importantissimo di questi tempi. In effetti, non si riesce a comprendere come la società possa essere in grado di gestire tale contratto quando ha già richiesto la procedura specifica per proteggersi dai creditori (il celebre capitolo 11). C’è però da precisare che l’addio a Los Angeles significherà anche una minore risonanza mediatica, ma in questo momento non sembra proprio essere la principale preoccupazione dello storico gruppo.

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