Al via l’accordo sulla rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, attenzione però ai costi

Il 29 agosto è il termine entro cui banche ed intermediari finanziari dovranno comunicare le informazioni riguardo la possibilità di rinegoziare il mutuo sulla prima casa. Tutte le banche hanno infatti aderito alla convenzione tra Abi e ministero dell’Economia riguardante i mutui prima casa a tasso variabile stipulati prima del 28 maggio 2008 e caratterizzati da tassi variabili. Con questa operazione le banche vogliono venire incontro a coloro che adesso si trovano in difficoltà perché hanno visto crescere in modo significativo la rata del mutuo negli ultimi tre anni (i tassi sono aumentati in Europa dal 2% al 4,25%).Chi ha contratto un mutuo a tasso variabile per l’acquisto, la ristrutturazione o la costruzione della prima casa si vedrà recapitare una lettera della propria banca in cui saranno elencate le possibilità offertegli. Il cliente potrà scegliere di mantenere le condizioni attuali, rinegoziare il mutuo in modo da ridurre il peso della rata o usufruire della portabilità. La banca dovrà spiegare con trasparenza le differenze tra le varie opzioni fornendo poi i piani di ammortamento relativi alle differenti possibilità.

Di particolare interesse la possibilità di rinegoziazione, vero elemento di novità dell’accordo Abi-governo e strumento che può rivelarsi utile per i soggetti che non riescono a pagare le rate perché cresciute in modo eccessivo. Il cliente potrà decidere di modificare l’importo delle rate a partire da gennaio 2009: tali rate avranno importo fisso e calcolato utilizzando un tasso di interesse che è media aritmetica dei tassi del 2006. Ciò che il cliente pagherà in meno (la differenza tra le rate attuali e quelle a partire da gennaio) verrà addebitato in un conto di finanziamento accessorio. Quando le rate saranno state pagate tutte il cliente dovrà rimborsare il denaro del conto accessorio ad un tasso adesso sfiora il 6% (tasso IRS a dieci anni maggiorato di mezzo punto percentuale). E’ quindi evidente che ridurre l’ammontare della rata comporterà una spesa per il cliente, il quale dovrà quindi valutare attentamente l’alternativa più conveniente.

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