Uno studio dell’Ocse illustra la situazione dei “paradisi fiscali” nel mondo

di Redazione 1

Secondo le ultime analisi e stime dell’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), il “tesoro” che le banche dei cosiddetti paradisi fiscali possono vantare ammonta intorno a una cifra compresa tra i 4.000 e i 5.600 miliardi di euro. Uno dei principali intenti dell’Unione Europea e del G20 è proprio quello di mettere in luce questi flussi di denaro: tale iniziativa ha già messo in allarme numerosi paesi, tra cui la Svizzera e l’Austria e gli altri “paradisi” (tra i più noti ricordiamo il Principato di Monaco e il Lussemburgo). A parere dell’Ocse è necessario coordinare in maniera più adeguata il segreto bancario, per poter rispondere prontamente alle rogatorie internazionali in casi delicati come quelli dei paradisi fiscali.

 

In Europa la situazione non è ancora completamente risolta, in quanto paesi come Andorra, Liechtenstein e Principato di Monaco ancora non cooperano nell’ambito dell’adeguamento alle normative anti-riciclaggio: l’Ocse ha messo in luce, comunque, come anche nei casi di paesi che si adeguano alla legislazione su pressione internazionale persistono i problemi, in quanto i capitali tendono a spostarsi immediatamente verso un altro paradiso fiscale (è questo il caso delle Isole Bermuda, avvenuto di recente). Lo studio dell’organizzazione economica ha inoltre illustrato anche un altro caso particolare, quello della Città del Vaticano: nello stato più piccolo al mondo, infatti, l’unica banca attiva è l’Istituto Opere di Religione (Ior), il quale non ha nessuna filiale e annovera tra i suoi clienti solamente i dipendenti della stessa banca e i membri della Santa Sede.

 

Il problema, in questo senso, è rappresentato dal fatto che le operazioni bancarie vengono effettuate senza il rilascio di ricevute e tramite l’uso esclusivo di bonifici; solo il Papa è a conoscenza delle operazioni dell’istituto. Ogni richiesta di rogatoria allo Ior deve provenire dal ministero degli Esteri del paese che ne fa richiesta: ciò nonostante, il Vaticano partecipa attivamente ai sistemi di pagamento dell’area-euro attraverso le banche di Italia e Germania.

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