Banche, cosa cambia a gennaio con nuove regole europee

di Valentina Cervelli Commenta

C’è preoccupazione tra banche e imprese per ciò che potrà succedere con l’inizio dell’anno nuovo quando entreranno in vigore le nuove norme europee in merito ai crediti deteriorati.

Svalutazione automatica nei bilanci bancari

Negli ultimi anni una gestione non propriamente corretta degli stessi ha portato le banche a incontrare diverse difficoltà e proprio per evitare crisi del comparto, Bruxelles ha deciso di correr ai ripari. Cosa dicono le nuove regole? Semplice, che deve avere atto la svalutazione automatica nei bilanci bancari dei crediti in default, che verranno definiti in tal modo definiti in tal modo dopo 90 giorni di ritardo di pagamento. Verrà calcolato un ammontare pari a 100 euro per le persone fisiche e 500 euro per le imprese.

Qualcosa che rischia di pesare molto sugli italiani. Al momento non è stata ancora fatta una valutazione seria sull’impatto che le nuove norme europee potranno avere sugli istituti bancari, ma è facile immaginare che si andrà incontro ad una nuova stretta per ciò che concerne l’elargizione del credito. Come ha sottolineato Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana, questo approccio porterà quasi sicuramente a “far attribuire la qualifica di cattivi pagatori a una platea molto più ampia di clienti, compromettendone l’accesso al credito e le prospettive di ripresa”.

Aumenteranno i cattivi pagatori

Perché aumenterà il numero di cattivi pagatori con l’entrata in vigore di queste norme sui crediti deteriorati nel gennaio del 2021? Semplice: fino a questo momento le svalutazioni sono state applicate in automatico nei bilanci bancari solo per i npl fino ad aprire 2019. Ovviamente ampliando quello che è lo spettro saranno di più le persone coinvolte. Un problema che rischia di farsi sentire in modo più evidente per ciò che concerne le imprese, soprattutto in un momento come questo dove anche l’emergenza dettata dal Covid-19 fa la sua parte.

Come spiegato dal Bankitalia nel suo rapporto annuale lo scorso maggio, “in assenza di interventi pubblici si stima che, a fronte di un’ipotetica riduzione del prodotto interno lordo del 10%, il numero di fallimenti potrebbe crescere fino a 14mila nel 2020“. Un dato che tra le altre cose è frutto di una stima eseguita quando ancora non vi era stata un seconda ondata in Italia.

Il punto è che i rischi per il sistema bancario vi sono e non sono trascurabili, a partire dalle conseguenze legate alla pandemia di Coronavirus che avranno un peso importante ancora a lungo. Insieme agli altri fattori, quindi, permane molto alto il rischio che le banche italiane possano essere vittime di acquisizioni da parte di investitori stranieri.

L’auspicio del settore è quello di riuscire a trovare un terreno di confronto per cercare soluzioni condivise che possano alleggerire il problema.