Profumo accusato di frode fiscale

 L’ex amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, è stato rinviato a giudizio insieme a 19 altre persone, accusate di una presunta frode fiscale valutata intorno ai 245 milioni di euro, realizzata mediante un’operazione di finanza strutturata denominata “Brontos”. Tra gli altri indagati, anche 16 manager di Unicredit e 3 di Barclays, accusate di aver collaborato alla formazione di una maxi evasione fiscale da 245 milioni di euro, mediante una serie di transazioni realizzate con società inglesi e lussemburghesi, e mascherando gli utili facendoli figurare come dividendi per poter pagare aliquote più basse.

“Capisco che il Giudice per l’Udienza preliminare non è il Giudice del merito, e quindi aspetto fiducioso ed impaziente il giudizio pubblico” – si è limitato a commentare Profumo, attuale presidente di Monte dei Paschi di Siena – “certo come sono della correttezza di ogni mio operato e che non potrà quindi che essere riconosciuto come tale. In questo modo si porrà anche fine al danno di reputazione che sto di fatto, inevitabilmente, pur ingiustamente, subendo”.

L’indagine si riferisce principalmente ai comportamenti avvenuti tra il 2004 e il 2009 all’interno di Unicredit (ma non solo), con generazione di una serie di operazioni strutturate che – secondo la procura – avevano tenuto una parte dei ricavi all’esterno della Penisola, che vanta l’aliquota fiscale alle imprese più elevata del vecchio Continente. I risparmi fiscali conseguiti dagli istituti bancari erano stati di qualche miliardo.

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Considerato il contrato dell’Agenzia delle Entrate, nel 2010 erano arrivate le prime transazioni: Banca popolare di Milano per 200 milioni, Banco Popolare per 210 milioni, Credem per 54 milioni. Nel 2011 arrivarono dunque Unicredit con 191 milioni di euro per gli accertamenti tra il 2005 e il 2006, Monte dei Paschi di Siena per 260 milioni, Intesa Sanpaolo per 270 milioni.

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