Mutui in crisi

di Redazione Commenta

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Gli economisti non sono ottimisti in merito alla situazione economico-finanziaria soprattutto relativamente all’economia USA. Gli aumenti del prezzo del petrolio di questi ultimi giorni, l’aumento della disoccupazione in America, la crisi che ha colpito la borsa di Wall Street, sono solo gli ingredienti di una imminente recessione, le cui probabilità stimate sono superiori al 50%.
Questi eventi hanno spinto le più importanti banche centrali ad immettere in due tranche (previste rispettivamente per il 14 e il 28 gennaio) di un’ammontare totale di 60 miliardi di dollari.


Lo scopo di questa immissione nel sistema creditizio concretizzata nell’intervento congiunto delle più importanti banche centrali è di aumentare l’offerta di moneta rispetto alla domanda e consequenzialmente ottenere una riduzione del prezzo del denaro, ossia i tassi.
Nei mesi scorsi i tassi medi applicati dalle banche alle famiglie per i mutui ipotecari avevano raggiunto il 5,63%, il massimo degli ultimi cinque anni. Un tasso così alto sui prestiti a medio lungo termine alle famiglie non si registrava dal novembre del 2002.
All’inizio dell’anno scorso i tassi di interesse bancari per l’acquisto di abitazioni venivano segnalati dall’Abi al 5%, da allora l’aumento è stato costante e particolarmente accentuato in estate, in seguito ai rialzi della Bce e soprattutto alle attese di ulteriori ritocchi verso l’alto entro la fine dell’anno. L’impatto di questa manovra congiunta di più banche dovrebbe generare una situazione inversa. Nel mese scorso, infatti, un primo intervento congiunto delle banche centrali è stato efficace a tal punto che il tasso sul contratto Euribor a un mese – che era continuato a salire fino a toccare un massimo di oltre sette anni al fix del 12 dicembre a 4,947% – è progressivamente sceso fino a 4,205%.
Ma quali saranno gli effetti tangibili sui nostri portafogli?
Saranno chiaramente avvantaggiati coloro che hanno sottoscritto dei mutui a tasso variabile, le cui rate di restituzione saranno, per la gioia dei mutuatari, sensibilmente ridotte.
Per chi, invece, ha un mutuo a tasso fisso c’è la strada della rinegoziazione delle condizioni. E’ bene precisare che, dato che il contratto è stato firmato in modo consenziente e consapevole dal cliente, quella di rinegoziarlo in corso è solo una facoltà e non un obbligo per la banca. Richiedere un abbassamento dello spread e facendo molta attenzione all’allungamento della durata. Questa soluzione abbatte la rata ma, ovviamente, determina un aumento della quota interessi da versare.
Non ci resta quindi che attendere i più auspicabili risultati di questa manovra di politica economica e sperare che gli impatti sul nostro portafogli siano presto percepibili.
ABI)

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