Scivolone a Wall Street: siamo a rischio recessione?

di Redazione 1

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Venerdi alla chiusura, Wall Street registra perdite per il Dow Jones e il Nasdaq rispettivamente dell’1,96% e dell’3,77%. L’indebolimento dell’economia statunitense è evidente. A contribuire a queste nefaste conclusioni la difficile situazione attraversata dal colosso californiano Intel il cui giudizio sul titolo si è ridotto a causa delle perdite piuttosto rilevanti dovute ad una riduzione degli ordini negli ultimi mesi e un conseguente incremento delle scorte. Questa gravante situazione ha fatto sì che la quotazione del titolo si riducesse dell’8,2% e ovvie ripercussioni hanno colpito l’intero settore dei semiconduttori.
Questa non è l’unica ragione del crollo che hanno fatto sì che il 4 gennaio 2008 fosse battezzato da alcuni economisti “il venerdi nero di Wall Street” e in effetti le intere condizioni dell’economia statunitense non danno modo di smentire l’appellativo.


La corsa del petrolio, salito fino a 100,09 dollari, preoccupa sia gli Sati Uniti che l’Europa (molti di noi andando a rifornirsi avranno notato l’ennesimo rincaro della benzina e provato impotenza di fronte alle inevitabili ripercussioni sulle nostre tasche) con rischi sempre più palesi per un’economia già provata, rischi annunciati dall’algerino Chakib Khelil, presidente dell’Opec, che ha affermato che la crescita dei prezzi perdurerà probabilmente fino alla fine del primo trimestre 2008.
Inoltre Il tasso di disoccupazione americano rilevato (18000 nuovi posti di lavoro) è risultato nettamente superiore a quello atteso (50000 nuovi posti attesi dagli economisti), per cui le aspettative dei cittadini statunitensi sull’economia si stanno fortemente riducendo e a loro volta sono causa di ulteriore sfiducia, perché le fiduciose aspettative sono conseguenza di un’economia in discesa ma ne sono ancor di più causa: come può frenarsi l’indebolimento di un’economia nella quale neanche i suoi stessi cittadini hanno fiducia? È un cane che si morde la coda, un circolo vizioso da cui uscirne solo adottando idonee e tempestive strategie economiche di stimolo.


L’aspettativa maggiore cade su una riduzione dei tassi di interesse, affinchè l’acquisto del denaro ad un prezzo inferiore stimoli gli investimenti e riesca ad arginare le falle di un sistema a forte rischio.

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