Mps bonifici sospetti per 17 miliardi di euro

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Continua a tenere banco l’inchiesta su Banca Mps, finita nell’occhio del ciclone dopo la scoperta delle operazioni legate ai derivati finanziari che la banca avrebbe occultato dai bilanci passati per non far emergere un pesante rosso. Sotto accusa sono finiti gli ex vertici del Montepaschi, ovvero Giuseppe Mussari (che si è dimesso qualche giorno fa dalla carica di presidente dell’Abi) e Antonio Vigni. Intanto, emergono nuovi movimenti finanziari sospetti legati all’acquisizione di Banca Antonveneta, mentre i magistrati stanno valutando se sia ipotizzabile anche il reato di truffa ai danni degli azionisti.

L’acquisizione di Banca Antonveneta presenta molti lati oscuri, che emersero già ai tempi della conclusione del deal per poi finire velocemente nel dimenticatoio. Antonveneta è stato il più grande affare di rivalutazione della storia dei mercati: acquistata nel 2007 da Santander per 6,6 miliardi di euro, fu comprata pochi mesi dopo da Mps per 9,3 miliardi di euro (anche se la cifra schizzò a 10,3 miliardi includendo oneri di vario tipo).

MPS A RISCHIO COMMISSARIAMENTO?

Rocca Salimbeni sborsò più di 10 miliardi e si accollò anche 7,9 miliardi di debiti in pancia ad Antonveneta. Da qui il sospetto di una manovra poco chiara. Ma non finisce qui, perché dagli atti della Procura emerge che in 11 mesi (dal 30 maggio 2008 al 30 aprile 2009) il Monte dei Paschi di Siena avrebbe effettuato bonifici per oltre 17 miliardi di euro: denaro che è finito ad Amsterdam, Londra e Madrid. L’elenco dei bonifici è agli atti dell’inchiesta. Già sul primo versamento c’è qualche sospetto, in quanto vengono girati da Siena 9,267 miliardi a favore di Abn Amro ad Amsterdam.

MPS NELLA BUFERA PER SCANDALO DERIVATI

La banca olandese era stata nominata da Santander “soggetto venditore titolare di diritti e obblighi derivanti dall’accordo”. Anche se di poco la cifra è superiore ai 9,23 miliardi pattuiti per concluder il deal. Negli altri bonifici i sospetti sono ancora maggiori, in particolare su quelli da 2,5 miliardi e 123,3 milioni di euro a favore di Abbey National Treasury Service Plc di Londra: secondo gli inquirenti si tratta di importi poi rientrati in Italia per beneficiare dello scudo fiscale.

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