Mps rating tagliato da Standard & Poor’s a BB

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La vicenda legata allo scandalo derivati di Mps si arricchisce ogni giorno di più di nuove indicazioni, indagini e ipotesi. Quello attuale è senza dubbio uno dei momenti più delicati della storia della banca più antica del mondo, che ora deve fare i conti anche con la scure delle agenzie di rating. Dopo l’avvertimento di Moody’s per un possibile downgrade, è però Standard & Poor’s a tagliare il rating di lungo termine della banca senese che si è vista declassare il giudizio sul merito di credito a BB da BB+.

Il rating di breve termine resta invariato, mentre le prospettive ancora negative. Intanto, prosegue serrata l’attività degli inquirenti. La Procura di Siena continua a mantenere acceso il faro su tre filoni d’inchiesta, ovvero l’operazione Antonveneta, il Fresh e la banda del 5%. Il primo filone è quello più delicato, in quanto coinvolge anche la politica. Infatti, Antonveneta fu comprata a fine 2007 per 9,3 miliardi di euro dietro l’avallo dell’ex presidente Giuseppe Mussari (poi numero uno dell’Abi, ora dimissionario), esponente del Partito Democratico.

MPS: IPOTESI TRUFFA E FALSO IN BILANCIO

Inoltre anche la Fondazione Mps, guidata da Gabriello Mancini (sempre del Pd), e le istituzioni locali (sempre a maggioranza del Pd) diedero il loro benestare all’operazione. L’acquisizione di Antonveneta è finita nel mirino della magistratura perché la banca fu pagata 2,4 miliardi di euro in più di quello che gli spagnoli del Santander avevano sborsato appena un mese prima. Secondo gli inquirenti c’è la possibilità che sia avvenuto qualche arricchimento personale, ipotesi rafforzata dalla presenza di bonifici sospetti per 17 miliardi di euro passati di mano tra Siena, Amsterdam, Madrid e Londra.

MPS: AUMENTA RISCHIO FALLIMENTO

Intanto, continua l’uscita della Fondazione Mps che dal 100% del capitale di Rocca Salimbeni è passato all’attuale 34,9%, a causa della necessità di rimborsare un pesante debito da 350 milioni di euro a un pool di banche. L’Ente è pronto a vendere un altro 10%, ma dopo l’aumento di capitale di un miliardo previsto dal piano industriale ha intenzione di scendere ancora fino al 15% o addirittura, secondo rumors, sotto il 10%.

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