Banche to big to fail: ecco l’elenco

di Redazione 1

Il Financial Stability Board studia le banche del nostro pianeta e si appresta a decretare le banche di interesse sistemico, quelle che non possono permettersi di fallire, perchè creerebbero un effetto devastante su tutto il sistema. Le banche in questione sono 29 e solo una é italiana: Unicredit. Attraverso un comunicato il Financial Stability Board ha reso nota una lista di istituti ritenuti sistemici, per i quali é necessario imporre requisiti di capitale più stringenti rispetto ad altri istituti, si tratta di una lista di banche che hanno quindi un’importanza sistemica globale, le cosiddette G-Sifi (le Global Systemically important financial institution), la cui crisi e nel peggiore dei casi il fallimento, potrebbe mettere in pericolo l’intero sistema finanziario mondiale.

Ecco la lista: Dexia, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Group Crèdit Agricole, State Street, HSBC, ING Bank, JP Morgan Chase, Banque Populaire CdE, Lloyds Banking Group, Commerzbank, Nordea, Royal Bank of Scotland, Santander, Barclays, Sociètè Gènèrale, Sumitomo Mitsui FG, UBS, Unicredit Group, Mitsubishi UFJ FG, Mizuho FG, Morgan Stanley, Bank of America, Bank of China, Bank of New York Mellon, BNP Paribas, Citigroup, Wells Fargo.

L’istituto ha però ha sottolineato che la lista non rimarrà immutata, é infatti previsto un aggiornamento, che verrà pubblicato annualmente a novembre. Anche la metodologia per l’inclusione nell’elenco degli istituti di credito sarà rivista ogni tre anni. Per il momento si chiede a queste banche di disporre di capitale ordinario in più, compreso fra l’1% e il 2,5% dell’attivo a seconda della loro importanza, rispetto a quanto richiesto agli altri intermediari finanziari. Non si tratta di una semplice richiesta facoltativa, l’applicazione del capitale addizionale dovrà avvenire in modo progressivo a partire dal 2016, per essere completata entro il gennaio 2019.

È importante anche l’uniformità delle regole tra Paesi, è essenziale per l’efficacia delle regole – ha affermato Mario Draghi – per evitare l’arbitraggio regolamentare, cioè che le istituzioni finanziarie ricerchino Paesi dove le regole sono meno severe.

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