Mercato del lavoro nel 2012 ancora debole

di Laura 2

Il primo trimestre del 2012 continuerà a essere grigio per il mercato del lavoro: gli italiani in cerca di occupazione non avranno a disposizione nuove chance di impiego. Lo prevede un panel di oltre mille datori di lavoro delle aziende italiane intervistati da ManpowerGroup nell’ambito della ricerca ‘previsioni sull’occupazione‘: le aziende hanno espresso agli intervistatori le loro intenzioni di assunzione nel periodo gennaio-marzo 2012. Le imprese non hanno nascosto che la previsione sarà negativa e nello specifico si prospetta una riduzione delle richieste di lavoro pari al 7% circa, 2 punti percentuali in più rispetto al trimestre precedente ma ben 10 punti percentuali in meno rispetto allo scorso anno, quando la previsione espressa dai datori di lavoro per il primo trimestre 2011 raggiungeva quota +3%.

Le aziende prima di assumere devono fare dei conti precisi: la situazione attuale non permette una veloce assunzione di lavoratori e prima di assumere decisioni circa nuovi inserimenti in organico occorre un’attenta analisi del contesto patrimoniale ed economico della società, a maggior ragione in questo periodo di austerità. La percentuale dei datori di lavoro che prevede un aumento dei propri dipendenti e’ pari al 5%, mentre la percentuale di chi prospetta una riduzione raggiunge quota 13%, il 79% delle imprese coinvolte nell’indagine ha invece dichiarato di non aver intenzione di fare cambiamenti nel proprio organico.

Il trend dei disoccupati e’ sempre in aumento – sottolinea l’assessore provinciale al Lavoro di Bologna, Giuseppe De Biasi –  ma con una curva minore rispetto ai due anni precedenti. La fascia di eta’ con il maggior numero di disoccupati e’ quella tra i 34 ed i 44 anni (30,21%) e si vede un interessamento piu’ forte degli over 45, perche’ i giovani erano gia’ stati espulsi in maniera forte nel 2009 e 2010 come prime categorie deboli. Qualche segnale confortante  arriva dal numero degli avviamenti lavorativi che aumentano del 4,32%. Vedremo poi l’impatto sul mercato del lavoro con la riforma pensionistica.

 

 

 

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