Moody’s, Liguria: i nostri bilanci sono in ordine

di Redazione 2

Dopo che Moody’s Investor Service ha comunicato la decisione di mettere sotto la lente di ingrandimento il rating (l’indice per calcolare la capacità di ripagare i debiti) a lungo termine di alcune tra le più importanti società quotate e di 23 enti locali del nostro Paese tra comuni, regioni, province ed enti parastatali, interviene l’assessore alle Finanze della Regione Liguria Rossetti per far sapere che i bilanci regionali marciano in ordine e sono del tutto sani. La regione Liguria, infatti, come pure la provincia di Genova, figura nell’elenco degli enti sotto osservazione. L’Assessore sostiene che

 

Le azioni rating riconoscono i legami finanziari e operativi tra lo Stato e i governi regionali e locali nel Paese. Il rating della Regione Liguria è stato posto sotto esame in quanto la Liguria rientra tra gli emittenti con rating vicino al livello sovrano, per cui la qualità del credito ligure si intreccia con quella dello Stato. Inoltre, la nostra Regione, come l’intero settore pubblico locale, sarà tenuta a contribuire agli sforzi del Paese per raggiungere obiettivi di risanamento e di ripresa, per cui le sfide macroeconomiche e di bilancio dello Stato si traducono inevitabilmente in pressioni anche sul nostro rating. Moody’s ha però riconosciuto, durante l’ultima verifica, che la Liguria sta attraversando la crisi globale senza significativo deterioramento dei conti e con risultati di bilancio sani. Tuttavia, come altre amministrazioni locali italiane, non siamo indipendenti dalle condizioni del credito dello Stato e dalle condizioni macroeconomiche del Paese.

Moody’s ha posto sotto osservazione il rating di 23 enti locali insieme con le loro obbligazioni di debito non garantito in fase di revisione per un possibile downgrade (declassamento). Costo del debito, crescita e riforme sono le condizioni che devono essere soddisfatte, secondo la società americana, per evitare che la minaccia si trasformi in realtà. Le regioni con i conti nel mirino sono Veneto, Liguria, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Basilicata e Sicilia; a queste si devono aggiungere le province autonome di Trento e Bolzano e le province di Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze e Arezzo oltre ai comuni di Milano, Bologna, Venezia e Siena.

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