Stipendi, la crescita delle retribuzioni è poco mossa

di Sandro Argenti Commenta

I comparti che ad aprile presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (3,4%); energia elettrica e gas (1,9%). Si registrano variazioni nulle nei settori della metalmeccanica, delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Non succedeva dal 1982.

Con l’Italia in deflazione, e con il commercio e l’industria in calo, l’aumento tendenziale delle retribuzioni contrattuali orarie fatto registrare è il più basso dal 1982, quando sono iniziate le serie storiche rilevate dall’Istat.

Non era mai successo, secondo l’Istituto di statistica, che la crescita su base annua fosse dello 0,6%: il minimo storico precedente era stato fissato a gennaio con un +0,7%.

Ad aprile, nel contempo, gli stipendi sono rimasti invariati in confronto a marzo: complessivamente, quindi, nei primi quattro mesi del 2016 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,7% in confronto al corrispondente periodo del 2015. Con riferimento ai principali macrosettori, le retribuzioni registrano un aumento tendenziale pari llo 0,8% per i dipendenti del settore privato (0,7% nell’industria e 0,8% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione a causa del blocco della contrattazione.

I comparti che ad aprile presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (3,4%); energia elettrica e gas (1,9%). Si registrano variazioni nulle nei settori della metalmeccanica, delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.

Alla fine di aprile i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 35,9% degli occupati dipendenti e corrispondono al 34,6% del monte retributivo osservato. La quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 64,1% nel totale dell’economia e del 53,6% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 37,9 mesi per l’insieme dei settori e di 17,1 mesi per quelli del settore privato.

Tra i contratti monitorati dall’indagine, nel mese di aprile

nessun nuovo accordo è stato recepito, mentre sette sono quelli venuti a scadenza. Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 52 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) relativi a circa 8,3 milioni di dipendenti, di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego.