Materie prime in rialzo favoriscono l’inflazione, pericolo per le Borse?

di ceciliamorello 2

frumento

Dopo ribassi durati pochi giorni il comparto delle materie prime è tornato a salire, grazie ad una rinnovata debolezza del dollaro: il greggio ha guadagnato quasi 5 dollari in un giorno, arrivando ieri a 108 dollari al barile, il rame ed il nichel il +3%; hanno ripreso subito la loro corsa anche le materie prime agricole, con i semi di soia che guadagnano il 3,4%, così come il mais.

Le impennate maggiori provengono dal comparto dei cereali: il grano dall’inizio dell’anno ha guadagnato il 40%, stabilendo nuovi record, seguito a ruota da frumento (+123% nell’ultimo anno), mais e semi di soia. Ma quali sono le ragioni di queste impennate?

Sono in molti a pensare che i rialzi delle materie prime cerelicole siano collegate al sempre maggiore uso dei biocombustibili: crescendo la domanda, cresce anche il prezzo. E qualo sono i pericoli di un sempre maggiore uso dei biocombustibili? Per produrre un litro di biodiesel servono 1 ettaro di terra e 4000 litri di acqua, mettendo così a rischio non solo la produzione a scopo alimentare, ma anche le risorse idriche, già scarseggianti.


L’International Food Policy Research Institute ha affermato che il periodo dei prezzi in riduzione è finito e che ci aspetta un brusca inversione di tendenza a causa dei cambiamenti climatici, della riduzione delle terre coltivate, del calo di resa produttiva (il tutto conseguenza anche del sempre maggiore uso dei biocombustibili) e dell’aumento di domanda di materie prime dai paesi emergenti come Cina, India e Brasile.

E qual è la conseguenza principale dell’aumento dei prezzi delle materie prime? L’inflazione. E l’inflazione è un pericolo non solo per le famiglie ma anche per le Borse: Wall Street negli ultimi anni è cresciuta del +9,8% annuo quando l’inflazione era sotto il 3,5%, mentre con un’inflazione superiore a questo livello soltanto del 3%.

Chi ci guadagna invece da questo rincaro? Sicuramente chi produce fertilizzanti e concimi: Uralkali, azienda russa specializzata nel settore, ha raddoppiato per l’India il prezzo della potassa, che è passato da 270 dollari la tonnellata a 625.

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