Facebook potrebbe abbandonare il Nasdaq

Il crollo del titolo Facebook alla borsa di New York è finito nel mirino della SEC e sono partite anche le prime proposte di class action contro Zuckerberg, Morgan Stanley e il Nasdaq. Intanto, la notizia più clamorosa – secondo quanto divulgato da fonti Reuters – sarebbe quella del possibile divorzio tra Facebook e il Nasdaq dopo appena 5 giorni di quotazione sulla borsa americana dei titoli tecnologici. Si parla già di primi contatti con il Nyse, che accoglie tutti i tipi di società e quindi non solo hi-tech.

Sembra che i rappresentati del Nyse avrebbero già fatto una proposta a Zuckerberg, anche se sia i vertice della borsa USA che quelli del colosso di Menlo Park hanno finora dribblato le domande sull’argomento. Facebook è molto irritata dai problemi causati dal Nasdaq nel primo giorno di quotazione, che hanno portato al rinvio del debutto di un’ora rispetto a quanto preventivato. Ieri il titolo ha chiuso con un rialzo superiore al 3% a 32 dollari, recuperando qualcosina dopo le forti vendite dei primi giorni.

FACEBOOK FINISCE NEL MIRINO DELLA SEC

Il prezzo attuale di Facebook (32 dollari) è ancora ben al di sotto di quello dell’Ipo di 38 dollari. Nel frattempo Facebook è finito in tribunale. Infatti, almeno tre studi legali hanno intrapreso azioni giudiziarie contro i vertici del social network e contro le banche che hanno guidato il collocamento in borsa. Nel mirino è finito anche il Nasdaq. Il ricorso, che dovrebbe trasformarsi in una class action, punta a denunciare i comportamenti di banche come Morgan Stanley, che prima hanno sostenuto il collocamento con report molto ottimistici e poi hanno rivisto al ribasso le loro stime.

TITOLO FACEBOOK CROLLA AL NASDAQ (-11%)

Morgan Stanley ha tagliato le stime sull’utile per azione di Facebook a 0,83$ da 0,88$, mentre altre banche l’hanno abbassata addirittura a 66$ o 63$. Le denunce dovrebbero arrivare anche dalla California, dove Facebook ha sede. L’Ipo è finita poi nel mirino dello stato del Massachusetts, che ha chiesto a Morgan Stanley la documentazione degli incontri con gli investitori avvenuti a Boston durante il roadshow. Poi ci sono la SEC e la FINRA, che hanno fatto intendere di volerci vedere chiaro.

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