L’esternalizzazione: strumento di gestione strategica o madre del precariato?

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In questo clima di forte crisi finanziaria sono sempre più numerose le aziende che scelgono di ricorrere alla cosiddetta esternalizzazione. Si tratta di uno strumento strategico adattato dalle imprese per esternalizzare alcune fasi del processo produttivo, affidandole, cioè alla gestione di società esterne specializzate. Nel dettaglio, il contratto di esternalizzazione, o outsourcing, permette ad un’azienda di trasferire ad un fornitore esterno, l’outsourcer, alcune attività (servizi informatici e telematici interni, call center, gestione dei dati, infrastrutture, attività operative gestionali) divenute troppo onerose per l’impresa. Esistono quattro tipologie contrattuali di outsourcing tra cui un’azienda può scegliere:
full outsourcing: l’azienda decide di trasferire all’outsourcer la completa propietà del ramo di attività esternalizzate;
outsourcing di base: l’azienda da’ in gestione all’outsourcer alcune attività di cui mantiene la proprietà ed il controllo;


transformational outsourcing: in questo caso al full outsourcing si aggiunge una ristrutturazione dell’intera area aziendale esternalizzata;
outsourcing funzionale: in questo caso ad essere esternalizzata non è una singola attività ma un’intera funzione come, ad esempio, quella logistica.

L’ outsourcing, permette all’azienda di ottimizzare la produzione, focalizzandosi così sulle attività a valore aggiunto. Il motivo principale che spinge ultimamente le imprese a ricorrere all’outsourcing è però un’altro: fronteggiare le difficoltà derivanti dalla crisi finanziaria riducendo i costi operativi e i rischi. L’azienda che ricorre all’esternalizzazione, infatti,  può agire più facilmente sulla struttura dei costi aziendali, diminuendo, ad esempio, l’incidenza dei costi fissi e aumentando quella dei costi variabili sui costi totali.

La pratica dell’outsourcing, nonostante i benefici decantati dalle aziende che scelgono di ricorrervi, ha da sempre suscitato non poche polemiche da lavoratori e sindacati. Questi ultimi, infatti, ritengono che le aziende, con la scusa del risparmio e della riduzione dei costi, ricorrono all’esternalizzazione e bloccano le assunzioni, favorendo, così, licenziamenti di massa e contratti di lavoro precari. I sindacati denunciano le aziende che scelgono l’outsourcing poichè sono disposte ad utilizzare la precarietà per ottenere profitti a discapito, ancora una volta, dei lavoratori.

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