Grillo chiede referendum sull’euro

di ND82 Commenta

L’affermazione del Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio è senza dubbio una delle grandi novità sullo scenario politico italiano, in quanto gran parte dell’elettorato ha deciso di votare un partito populista che ha presentato un programma elettorale caratterizzato da riforme drastiche anche in materia economico-finanziaria. Tra le varie proposte del M5S guidato da Beppe Grillo c’è un referendum sull’euro, che secondo il pensiero dell’ex comico genovese ha finora creato grossi problemi alla popolazione. Secondo Grillo l’euro affama il paese e trasferisce ricchezza privata per ripagare il debito.

Il M5S vorrebbe rinegoziare gli accordi con l’Europa, soprattutto in tema di gestione del debito pubblico. Grillo ritiene che si può restare all’interno dell’Unione Europea anche mantenendo la propria moneta nazionale, come del resto hanno già fatto 10 dei 27 paesi appartenenti all’Ue-27. Tuttavia, in base ai trattati non si potrebbe tornare più indietro. La lira non esiste più ormai da un decennio e ad ogni modo il ritorno alla valuta nazionale comporterebbe una svalutazione non indifferente per tutti i contratti in euro.

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Un ritorno alla lira equivale a un default dello Stato, ma anche di aziende, banche e famiglie. L’altra faccia della medaglia, questa volta positiva, sarebbe la svalutazione del debito pubblico. Ad ogni modo un’uscita dall’euro sembra in questo momento pura “fantaeconomia”, in quanto l’Italia non può cancellare unilateralmente gli impegni già presi nei Trattati e nell’Unione monetaria europea. Un altro tema economico molto caro ai “grillini” è la ristrutturazione del debito pubblico.

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Grillo sottolinea che quasi l’86% del debito è in mano a banche, fondi, assicurazioni e altri investitori. Il leader del M5S ritiene che bisogna diminuire gli interessi e diluire nel tempo la restituzione del capitale. Tuttavia, la proposta di Grillo equivale a una dichiarazione di default, che sarebbe una macchia indelebile per l’affidabilità creditizia dello Stato agli occhi degli investitori internazionali. Per recuperare la fiducia potrebbero poi volerci anni.

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