Argentina, una nuova crisi finanziaria all’orizzonte

di Simone Ricci 3

È impossibile non piangere per l’Argentina, come veniva cantato nel celebre film “Evita” di Alan Parker: la nazione sudamericana ha conosciuto da pochi giorni il suo nuovo presidente, una conferma visto che è stata rieletta Cristina Kirchner, ma non è più tempo per festeggiare, ma per preoccuparsi a causa della crisi finanziaria. Come si spiega una nuova congiuntura negativa dopo i problemi di un decennio fa e la lenta risalita? La stabilità politica è stata assicurata e questo risultato è stato ottenuto proprio grazie alla crescita economica del paese, qualcosa di impensabile dopo il disastro dei tristemente famosi “Tango Bond”.

Si è parlato ultimamente dell’Argentina proprio come di un modello da seguire, un successo finanziario caratterizzato da una crescita del prodotto interno lordo pari a sette punti percentuali ogni anno e dalla relativa tranquillità di risparmiatori e classe media. Evidentemente, però, i problemi sono tornati; nello specifico, bisogna far fronte a un’inflazione che è decisamente galoppante, addirittura vicina al 30%, oltre a una situazione valutaria che non è proprio idilliaca, con il peso che sta mostrando una debolezza persistente e preoccupante. In aggiunta, l’evasione fiscale è a livelli troppo alti e i capitali tendono a fuggire con estrema facilità da Buenos Aires e dintorni. Qualche provvedimento, comunque, è stato immediatamente adottato.

Ad esempio, la stessa Kirchner ha firmato un testo di legge che impone alle aziende argentine che sono attive nel comparto energetico e dell’estrazione mineraria di far tornare in patria i ricavi conseguiti attraverso le esportazioni, per poi convertire il tutto in pesos. Tra l’altro, si deve anche sottolineare come qualsiasi tipo di acquisizione in valuta estera deve essere necessariamente accompagnato dall’autorizzazione delle autorità tributarie, anche quando le somme non sono poi così ingenti. Per il momento non è più possibile convertire la valuta nazionale in dollari americani, un effetto voluto per dare nuova linfa alla divisa, ma servirà anche dell’altro.

Commenti (3)

  1. questo post sembra la fotocopia di quest’altro:
    http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/economia/argentina-crisi/argentina-crisi/argentina-crisi.html
    era il 2008… non mi pare che l’argentina abbia nuovamente fatto crack nel frattempo.

    Ha sperimentato solo un’inflazione tra il 5 e il 10% (non il 30), un saldo SEMPRE positivo nella bilancia dei pagamenti (tra quanti soldi spende e quanti se ne fa dare nel commercio con l’estero), cosa che non succedeva quando c’era l’inflazione negativa e la parità con il dollaro, e una crescita media del PIL (dal 2003 ad oggi) tra il 7 e il 9% annuo, ad eccezione del 2009 quando fu dello 0.9%. Ai tempi della parità con il dollaro invece era in stagnazione / recessione.

    Questi articoli fanno disinformazione. Mi auguro quanto meno che ci sia della buona fede.

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