L’economia sommersa: tra evasione e triste realtà

di Redazione 1

L’economia sommersa può essere definita come l’insieme di tutte le attività economiche che contribuiscono al prodotto interno lordo ufficialmente osservato ma che non sono registrate e tassate. Essa comprende la produzione di beni e servizi di per sé legali, ma che avviene all’insaputa delle autorità, la produzione di beni e servizi illegali e i redditi in natura non dichiarati.

Tra i motivi principali dell’espansione del fenomeno vengono indicati la crescente pressione fiscale, i contributi sociali, la moralità fiscale in calo. Il fenomeno riguarda in particolare le economie domestiche, il settore delle pulizie, il turismo e l’edilizia. L’economia sommersa indebolisce il sistema previdenziale, altera la struttura dei salari e dei prezzi e intacca le misure di protezione dei lavoratori.


Tuttavia c’è una parte di economia sommersa che forse mai nessuno ha definito “costretta”, ma costretta non da parte degli imprenditori che non pagano le tasse, ma da parte dei dipendenti che sono realmente costretti, pur di lavorare, ad accettare un impiego sottopagato, che non prevede contributi o assicurazioni. Questo è un problema che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, dilania soprattutto al Sud, dove una serie di fattori alimentano questo circolo vizioso..Innanzitutto la mentalità: spesso si preferisce rimanere a casa con i genitori, accettare un lavoro enormemente sottopagato piuttosto che emigrare al Nord o anche all’estero (molti “uomini e donne d’Europa” lo fanno)..Non si comprende che, fin quando si continuerà ad accettare lavoro sottopagato, questo circolo vizioso andrà sempre avanti, i salari possono aumentare solo se non ci sarà più nessuno disposto a lavorare a determinati prezzi e senza contributi e quindi non dichiarati. E in questo modo diminuirebbe anche l’economia sommersa.

Commenti (1)

Lascia un commento