Borsa italiana brucia 17 miliardi dopo shock elettorale

E’ stato un “martedì nero” per Piazza Affari, che ha bruciato 17 miliardi di euro in una sola seduta di contrattazioni trascinata al ribasso dai titoli finanziari. Lo shock elettorale ha fatto balzare anche lo spread Btp-Bund fino a 354 punti base, anche se poi in chiusura il differenziale di rendimento si è attestato a 343 punti. Il rischio di ingovernabilità del paese spinge gli investitori a ridurre sempre più la propria esposizione sul sistema-Italia. Ieri l’indice FTSE MIB ha chiuso con una flessione del 4,89% a 15.552 punti.

L’indice azionario milanese è sceso così sui minimi degli ultimi due mesi e mezzo. Dopo una serie di sospensioni per eccesso di ribasso è dovuta intervenire la Consob, che ha deciso di vietare le vendite allo scoperto su alcuni titoli finanziari: Intesa Sanpaolo, Banca Carige, Mediolanum e Banco Popolare. Il crollo della borsa di Milano ha contagiato anche gli altri listini azionari europei: Madrid ha perso il 3,2%, Parigi il 2,67%, Francoforte il 2,27%.

ELEZIONI ITALIA 2013: RISULTATI DEFINITIVI

La “paralisi” di governo è lo scenario peggiore che gli investitori potevano immaginare dopo la tornata elettorale, in quanto l’Italia rischia di non avere un esecutivo in grado di portare avanti il piano di riforme strutturali e il consolidamento fiscale chiesto dall’Europa, che era stato avviato lo scorso anno da Mario Monti. A Piazza Affari il settore finanziario ha perso in media l’8,4%: una flessione del genere non la si vedeva da agosto scorso. Uno dei titoli bancari più colpiti è Intesa Sanpaolo, che ha sofferto più di tutti l’impennata dello spread visto che è pieno di Btp in portafoglio.

INTESA SANPAOLO: VENDITE ALLO SCOPERTO VIETATE DALLA CONSOB

Le azioni del primo gruppo bancario italiano hanno chiuso con una perdita del 9,07% a 1,233 euro. Unicredit ha perso l’8,46% a 3,832 euro. Il titolo che ha perso di più è stato Banco Popolare (-10,47%). Intanto l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha fatto sapere che l’esito del voto non influenzerà immediatamente il giudizio sul merito ddi credito del paese (attualmente a BBB+), ma dipenderà dalle politiche del prossimo governo.

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