Fatturato stabile per Barilla

di robertor Commenta

Barilla ha chiuso il bilancio 2011 con un fatturato in linea con quello dell’esercizio precedente, intorno a 3,9 miliardi di euro. La differenza (di circa 100 milioni di euro) è principalmente dovuta alla cessione delle panetterie Kamps. Dalla stabilità dei ricavi del gruppo sorge l’esigenza del top management di cercare fortuna al di fuori dei confini nazionali, con presumibili investimenti nei mercati emergenti, dove l’azienda cercherà di controbilanciare le debolezze congiunturali locali.

A costituire elemento di ulteriore significatività è tuttavia la flessione dell’Ebitda, che nel 2010 era stato pari a  556 milioni di euro (il 13,8% del fatturato) e che nel corso del 2011 si è invece limitato a 477 milioni di euro, pari al 12,2% dei ricavi. La società ha in merito affermato che il calo del margine operativo lordo è da ricondursi alla decisione di non riversare sul cliente i più elevati costi delle materie prime, con i prezzi che non sono stati innalzati, come invece effettuato da altri concorrenti di settore.

A migliorare è invece l’ultima riga del conto economico, con un utile netto pari a 76 milioni di euro contro i 27 milioni di euro dell’esercizio precedente. Un netto apprezzamento, che potrebbe portare la famiglia Barilla a ritoccare (al rialzo) il dividendo. Per il 2010 furono distribuiti 46,3 milioni di euro, il doppio dell’utile, attingendo alle riserve. Il debito netto è invece fermo a quota 688 milioni di euro.

BARILLA, LA PARTECIPAZIONE IN KAMPS PASSA AI FONDI ECM

A commentare i risultati è stato il presidente Guido Barilla, secondo cui “nonostante le difficoltà e le incertezze che continuano a caratterizzare l’economia mondiale, i risultati confermano la solidità e la forza competitiva del Gruppo. Siamo fiduciosi che l’azienda saprà attraversare questi momenti di grave turbolenza economica e sociale”.

“I nuovi piatti pronti di pasta” – ha chiuso Barilla – “lanciati da febbraio negli Stati Uniti, Germani, Francia e in altri Paesi all’estero, testimoniano come la società sia in grado di rappresentare e promuovere la cultura gastronomica italiana”.

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