Il settore bancario a Piazza Affari: la paura della recessione americana

di ceciliamorello Commenta

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Inizio d’anno particolarmente negativo per le borse. Il pericolo della recessione americana spaventa gli investitori. Ma quante reazioni sono dovute all’impatto psicologico e quante ad un reale rischio di recessione? La crisi della banche partita dagli Stati Uniti ha trascinato dietro di sé tutta una serie di settori industriali, come ad esempio quello automobilistico.


I titoli bancari in Italia, in particolare Unicredit ed Intesa, hanno dei prezzi che paragonati a quelli della primavera scorsa, sono decisamente crollati: Unicredit appare fermo intorno ai 5,4 euro mentre 6 mesi fa toccava quota 7; Intesa ha ceduto ieri l’1,59%. Le banche europee e soprattutto quelle italiane non dovrebbero aver risentito in particolar modo della crisi delle banche americane, ma è da sottolineare che nel passato le banche italiane non hanno mai agito in un regime di vera e propria concorrenza con le aziende estere, che proprio adesso si stanno affacciando nel nostro paese. Il titolo Unicredit sta inoltre pagando in questi giorni il braccio di ferro con il Banco di Sicilia sebbene il presidente del gruppo siciliano Salvatore Mancuso abbia revocato la riunione del Cda convocata a sorpresa per oggi, con il chiaro obiettivo di evitare lo scontro con il capogruppo. Se il Cda avesse nominato un comitato esecutivo senza ottenere prima l’approvazione del comitato nomine di Unicredit, come alcune indiscrezioni facevano pensare, sarebbe stato violato il regolamento interno. La mancata convocazione del Cda e la scelta di ammorbidire le posizioni ha evitato il calo del titolo che mantiene oggi un indice negativo del – 0,09% a 5,43 euro.
I titoli finanziari sono comunque destinati a rimanere altalenanti a causa della nuova fase della crisi dei mutui subprime, caratterizzata da voci di dimissioni importanti, come quelle del CEO di Bear Stearnsin seguito alle perdite accusate dall’istituto. Il settore bancario resta in attesa dei risultati del quarto trimestre ma le aspettative non sono rosee.
Via|Il Sole 24 ore

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