Bce metà dei bond in portafoglio sono italiani

La Banca Centrale Europea ha diffuso i conti relativi al 2012, svelando così anche la composizione del proprio portafoglio titoli. L’istituto monetario di Francoforte, guidato da Mario Draghi, ha in pancia una grossa quantità di bond governativi della periferia europea soprattutto italiani. Infatti, emerge che quasi la metà dei titoli di stato presenti nel portafoglio della Bce sono italiani. Gli acquisti sono stati effettuati tra il 2010 e il 2012, quando imperversava pericolosamente la crisi dei debiti sovrani europei che stava alimentando la “febbre da spread”.

Il 2012 si è chiuso con un risultato netto di 998 milioni di euro. Ben 555 milioni di utili sono provenienti da interessi sui bond greci, che alla fine dopo una serie di passaggi dovrebbe tornare al governo ellenico. A fine 2012 la Bce deteneva in portafoglio 102 miliardi di euro di titoli di stato italiani, su un totale di acquisti pari a 218 miliardi di euro. Per i bond italiani l’acquisto è stato, dunque, molto più alto rispetto agli altri Pigs, considerando lo shopping per 44 miliardi di euro di bond governativi spagnoli e cifre ancora più basse per i bond di Lisbona, Dublino e Atene.

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Il maggiore acquisto di bond italiani riflette, però, soprattutto le dimensioni del mercato del debito pubblico italiano rispetto a quello degli altri paesi europei. La Bce ha comprato solo il 6% dei circa 1.700 miliardi di euro di debito pubblico italiano in circolazione, mentre ha in portafoglio il 20% di bond greci e portoghesi. All’Eurotower, però, hanno sicuramente pensato che l’Italia fosse un paese too big to fail (troppo grande per fallire, ndr), per cui un eventuale collasso del Belpaese avrebbe probabilmente provocato la rottura dell’area euro.

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Gli acquisti di bond italiani sono stati effettuati nell’ambito del piano Smp (Securities Market Programme), avviato per la prima volta nel 2010 per aiutare la Grecia, poi allargato a Portogallo e Irlanda, e infine esteso a tutta la perfieria europea con lo scoppio della crisi dello spread nell’estate del 2011. Nel marzo del 2012 il programma è stato sospeso. Il ritorno prepotente della crisi dell’euro ha spinto Draghi a lanciare il nuovo Omt (Outright Monetary Transactions). Curiosità: lo scorso anno Mario Draghi ha percepito uno stipendio base di 374mila euro, più del doppio di Bernanke ma molto meno di quanto otteneva a Bankitalia (750mila euro).

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