Commissione UE preoccupata per la crescita industriale italiana

di Redazione 1

La Commissione europea ha presentato nei giorni scorsi la sua comunicazione “Politica industriale: rafforzare la competitività”, che ha fotografato la realtà industriale dei vari Stati membri, confrontando i risultati tra i vari Paesi. La ripresa economica dell’Ue è stata relativamente lenta e rimane fragile, tra le preoccupazioni principali le difficoltà delle pmi, motore dell’impresa italiane. La flessione della crescita dovuti ai mercati finanziari, l’aumento dei prezzi energetici e delle materie prime pesano sulle aziende, ciò nonostante l’industria europea sana ed ha le potenzialità per tornare ad alimentare positivamente il PIL del Vecchio Continente.

L’industria europea è un’industria sana ed è pronta ad affrontare le sfide della concorrenza ha sottolineato Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea e responsabile per l’industria e l’imprenditoria  – . Il rallentamento della ripresa dovrebbe però indurci ad attribuire alla competitività e alla crescita una priorità ancora maggiore sull’agenda politica. Abbiamo bisogno di riforme strutturali in grado di sprigionare le potenzialità dei nostri imprenditori, che sono gli attori principali per la ripresa.

Questa però é la situazione media, perchè purtroppo analizzando i dati caso per caso, emergono delle importanti differenza:  la produttività media del lavoro nel settore manifatturiero va da quasi il 125% del valore aggiunto lordo per persona occupata in Irlanda a meno del 20% in Bulgaria. L’Italia viene ritenuta poco affidabile a causa di alcuni  interventi di politica che  appaiono frammentari e non coordinati, del  carico amministrativo elevato e  dei ritardi nei pagamenti delle amministrazioni pubbliche.

Le aziende italiane soffrono la crisi e cercano un modo per uscirne indenni. Una possibilià sembra essere offerta da internet: la  crisi  spinge le Pmi sul web, lo conferma uno studio della Camera di commercio di Milano su dati del Registro imprese relativi al IV trimestre 2009 e 2010. Sono più di  7mila i negozi di e-commerce italiani, lo scopo è quello di fare affari sul web, ma anche  raggiungere mercati internazionali con i prodotti del made in Italy.

 

 

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