Decreto Cresci-Italia

di Laura Commenta

Appena quarantotto ore fa si é riunito il consiglio dei ministri a Palazzo Chigi, il presidente Monti ha illustrato il programma di lavoro previsto per le prossime riunioni e all’unanimità lo stesso Consiglio ha condiviso quanto proposto dal premier. Il programma é stato presentato a grandi linee e prevede lo studio di una strategia di crescita per l’Italia da progettare entro il 30 marzo. Questo progetto seguirà la fase 1 della manovra e prende il nome di fase 2, quella appunto dedicata alle riforme per la crescita del Paese. Come sottolineato dallo stesso presidente del consiglio, la riforma del mercato del lavoro sarà uno degli aspetti prioritari da contemplare, insieme alla revisione degli ammortizzatori sociali.

La fase 2 prevede anche l’eventuale modifica dell’articolo 18, eventuale anche perché vi si oppongono sindacati e PD. L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, ricordiamo, prevede che il licenziamento sia valido solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo. Se non sussiste una di queste due motivazioni il licenziamento é illegittimo e occorre reintegrare la persona nel posto di lavoro. Non ci sono precisi dettagli in merito alla riforma che andrebbe a toccare questo articolo, ma i sindacati hanno comunque iniziato a preoccuparsi in merito a quelli che potrebbero essere i cambiamenti.

Il decreto cresci-Italia prevederà ulteriori tagli alla spesa, ma per quella che viene definita spending review occorrerà aspettare i primi sei mesi del 2012, entro tal periodo saranno analizzati i capitoli di spesa nell’ambito dei programmi delle attività da attuare da parte dei singoli dicasteri, onde rilevarne sprechi o effettuare possibili aggiustamenti. Mario Monti infine, nella conferenza stampa di fine anno ha assicurato che non ci sarà un’altra manovra-stangata e ha voluto sottolineare agli italiani che i sacrifici chiesti serviranno ad allontanare il pericolo di default del nostro Paese, anche se ovviamente non ancora tutto si può dire risolto: “c’è ancora molto da fare”, conclude il premier.

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