Italia taglio rating ingiusto secondo ex capoanalista Moody’s

di ND82 Commenta

Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni di Alexander Kockerbeck, capoanalista per l’Italia di Moody’s fino a metà luglio 2012, riportate da Il Sole-24 Ore del 21 gennaio 2013, l’ultimo rating assegnato all’’Italia dall’agenzia di valutazione internazionale è ingiusto. L’ex capoanalista di Moody’s si riferisce al taglio del rating dell’Italia effettuato dall’agenzia il 13 luglio scorso. In quell’occasione il giudizio venne abbassato di due notch a Baa2 da A3, il rating più basso mai ricevuto dall’Italia.

Il giudizio è ancora in essere ed è un gradino più basso del BBB+ assegnato da S&P e due in meno di quello di Fitch (A-). Il downgrade del luglio scorso fu il terzo effettuato da Moody’s in nove mesi, ma non portò la firma di Kockerbeck. L’esperto fu d’accordo con la retrocessione di tre notch avvenuta nell’ottobre 2011 ad A2 da Aa2, un po’ meno con quella del febbraio 2012 ad A3 da A2. Poi ha deciso di farsi da parte rassegnando le dimissioni.

MOODY’S TAGLIA IL RATING DELL’ITALIA

Kockerbeck prese le distanze dalla politica dei rating di Moody’s. Ora afferma che l’ultimo declassamento ha creato grande confusione sui mercati finanziari. Secondo l’ex guru di Moody’s, nel downgrade di luglio fu dato eccessivo peso al nervosismo dei mercati. L’agenzia stava ormai creando un pericolosissimo circolo vizioso, facendo sì che il rischio più grande per un paese potesse diventare il suo rating. L’esperto sottolinea che Moody’s cambiò il modello di valutazione del rischio sovrano con lo scoppio della crisi dell’euro. Fu assegnato un peso maggiore al nervosismo del mercato, inserendolo nel proprio modello come “rischio di perdita dell’accesso ai mercati per rifinanziare il debito”.

ITALIA NEL MIRINO DELLA SPECULAZIONE FINANZIARIA

Kockerbeck, tedesco di 50 anni, è stato capoanalista per Italia, Francia e Germania, oltre ad essere analista per tutti i 17 Stati della zona euro. Il suo primo lavoro è stato al SanPaolo di Torino, poi è andato alla Société Générale. Ha lavorato anche a New York e oggi un consulente indipendente a Francoforte. Secondo l’esperto oggi il rating più giusto per l’Italia sarebbe A3, ovvero l’ultimo giudizio sottoscritto dallo stesso Kockrbeck.

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