Le strumentali critiche sulla presenza di Fincantieri in Cina

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Le strumentali critiche sulla presenza di Fincantieri in Cina

L’accordo che Fincantieri ha concluso in Cina con la China State Shipbuilding Corporation (CSSC), il maggiore conglomerato cantieristico cinese, è un’opportunità non solo per la stessa azienda ma anche per l’Italia.

Le attività previste dalla joint venture consentiranno al Gruppo italiano di presidiare come first mover lo sviluppo di un mercato strategico e ad alto potenziale, di allargare i suoi confini e di porre le basi per far crescere ulteriormente le prospettive d’affari e accedere anche ai mercati più complessi, tenendo conto del momento particolarmente favorevole che il settore crocieristico sta vivendo.

Il governo cinese sta puntando molto sull’industria crocieristica vedendo in questa forma di turismo una fonte di ricchezza per il futuro del Paese. Il sostegno di Carnival e anche di Fincantieri, leader nella cantieristica navale, rimane fondamentale per far crescere un mercato dal potenziale enorme.

Nella joint venture rientra anche la realizzazione di due navi da crociera mai realizzate in Cina per il mercato locale, con consegne nel 2023 e nel 2024 e il cui valore ammonta a 1,5 miliardi di dollari.

Il tutto avviene in un momento in cui Fincantieri gode di ottima salute. I dati di bilancio dei primi 9 mesi, recentemente approvati dal cda, mostrano un quadro con il più: ricavi al 30 settembre 2018 in incremento del 8,5% rispetto allo stesso periodo del 2017, Ebitda in aumento dell’11% rispetto al 30 settembre 2017 e un carico di lavoro complessivo pari ad euro 32,5 miliardi, quasi 6,5 volte i ricavi del 2017.

In particolare, il backlog al 30 settembre 2018 è pari a euro 26 miliardi (euro 20,3 miliardi al 30 settembre 2017) con 104 navi in portafoglio e il soft backlog di circa euro 6,5 miliardi (circa euro 5 miliardi al 30 settembre 2017).

I contratti firmati a Shanghai prevedono la creazione di un hub di settore, dedicato principalmente alle attività crocieristiche, ma anche cantieristiche e marittime, nell’ambito dello sviluppo di tali comparti avviato dalla Cina.

Questa operazione consente all’Italia di essere presente sui mercati emergenti, acquisire aziende nel mondo e in Europa e alzare l’asticella del prestigio internazionale.

Questo successo italiano sembra che abbia fatto venire qualche “mal di pancia”, come mostrano alcune dichiarazioni pubblicate recentemente dai media.

Si tratta di preoccupazioni infondate e strumentali. Probabilmente servono a fare quadrato intorno a MSC Crociere fondata da Gianluigi Aponte?

Ricordiamo infatti che a guardare al mercato cinese non c’è solo Carnival, che sta rafforzando ulteriormente la sua leadership ed è legata a Costa Crociere, ma anche MSC Crociere. Quest’ultima non ha per niente digerito l’intesa Fincantieri – Carnival Corporation – Cina. Un’intesa annunciata a febbraio 2017, suggellata con un primo Memorandum siglato a fine agosto e consolidata con la forma dei contratti a Shanghai ai primi di novembre.

Il primo a mostrarsi contrario alla presenza di Fincantieri in Cina è stato il viceministro per le Infrastrutture e Trasporti della Lega, Edoardo Rixi, che ha dichiarato: “Fincantieri secondo me ha commesso un grave errore, così l’industria navalmeccanica rischia di finire come il tessile, svenduta ai cinesi. Va bene il dialogo ma deve essere alla pari, così rischiamo che tornino i fantasmi del passato. Condivido l’allarme che aveva lanciato Gianluigi Aponte”.

A seguirlo su questa strada di critiche, probabilmente più costruite che costruttive, anche Luigi Merlo, per due mandati presidente dell’Autorità portuale di Genova e dall’11 luglio presidente di Federlogistica, associazione nata anni fa all’interno di Confcommercio e in realtà mai decollata.

Pechino – ha affermato Merlo qualche giorno fa – annuncia di voler costruire 15-20 navi da crociera l’anno: il pericolo di creare una sovracapacità nel settore delle navi da crociera è evidente, e questo si è determinato perché l’Europa ha permesso un trasferimento di una delle ultime conoscenze appannaggio del Vecchio Continente alla Cina, con il rischio concreto che questo abbia serie conseguenze sull’industria italiana, compreso il cantiere di Sestri Ponente qui a Genova”.

Parole che oltre a danneggiare il Paese fanno suscitare perplessità. Proprio l’Anac di Raffaele Cantone un anno fa espresse come “contrario alla legge” l’entrata di Luigi Merlo, ex presidente dell’Autorità portuale di Genova ed ex consulente del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, nel management di Msc, colosso mondiale della navigazione fondato da Gianluigi Aponte.

Il testo unico sul Pubblico impiego è chiarissimo: il dipendente pubblico che abbia esercitato poteri autoritativi o negoziali verso soggetti privati non può intrattenere con essi rapporti professionali nei tre anni successivi alla cessazione dell’incarico pubblico.

Il ripiego su Federlogistica sembra dunque rispondere alla pratica di chi adotta il motto: “Fatta la legge, trovato l’inganno”!