Alibaba e Softbank tentano l’assalto a Yahoo

di Redazione 2

Alibaba Group Holding e Softbank Corporation sono in trattative con alcuni fondi di private equity per perfezionare l’offerta nei confronti di Yahoo, in quella che ormai è una “telenovela” lunghissima: l’intenzione delle due compagnie è quella di assicurarsi le partecipazioni in possesso del colosso di Sunnyvale, ma la loro impazienza è giunta ormai a livelli altissimi, visto che non si riesce a districarsi da questa matassa così complicata. La strategia congiunta è dunque ben precisa, si tenta di collaborare in maniera più stretta possibile con quei partner che ancora non hanno siglato delle intese col motore di ricerca statunitense, in modo da dar vita a un’offerta sostanziosa e irrinunciabile.

C’è comunque da precisare che la stessa Yahoo è più propensa a cedere una quota minore rispetto a quanto richiesto, almeno abbastanza piccola da scongiurare il controllo completo, un timore che è stato espresso in più di un’occasione in questi ultimi mesi. Per il momento, però, non vi sono commenti alle indiscrezioni da parte dei diretti interessati. Intanto, il titolo di Yahoo ha guadagnato abbastanza a Wall Street nel corso della giornata di ieri; nello specifico, si tratta di ventotto centesimi di dollaro e di una quota totale pari a 16,73 dollari. Non sarà però semplice scovare delle società che non siano riluttanti alle condizioni imposte dalla multinazionale americana, visto che sono addirittura proibite le trattative con altri fondi o partner strategici per formare proposte di acquisizione di dimensioni maggiori.

Una di queste compagnie è TG Capital, ma Yahoo non si sta facendo mancare nulla e nel frattempo sta proseguendo i negoziati anche con gli altri papabili acquirenti, come ad esempio Microsoft Corporation e Google, concorrenti di settore ma anche fortemente interessati a una partecipazione finanziaria. Tra l’altro, servirà anche nominare un nuovo amministratore delegato, visto che il colosso californiano ne è sprovvisto da ben due mesi, cioè da quando Carol Bartz ha rassegnato le proprie dimissioni.

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