Autostrade, sì alla vendita a Cassa Depositi e Prestiti

di Valentina Cervelli Commenta

È finalmente arrivato il sì alla vendita Autostrade per l’Italia alla cordata formata da Cassa Depositi e Prestiti insieme ai fondi Blackstone e Macquarie dopo mesi di lunghe ed estenuanti trattative.

Un’offerta congrua da parte di CDP

Sono passati 10 mesi da quando nel luglio del 2020 era stato raggiunto l’accordo tra il Governo e la holding del Benetton per la vendita di Aspi: quasi un anno nel quale la società ha dovuto mettere d’accordo i suoi soci per concludere una vendita che si era fatta da tempo necessaria. L’assemblea degli azionisti di Atlantia ha accettato l’offerta da 7,9 miliardi di euro per l’acquisto del 88,06% del capitale della controllata.

Una vendita che si conclude a quasi 3 anni dal crollo del ponte Morandi di Genova, per il quale l’azienda è sotto indagine a causa della morte di 43 persone. Con questa operazione spariscono quindi tutte le minacce di revoca della concessione che fin dal primo governo Conte erano state lanciate al fine di far uscire i Benetton dalla società. Una decisione, quella dell’acquisto da parte di Cassa Depositi e Prestiti che ha segnato l’ennesimo colpo per i parenti delle vittime nella tragedia genovese, tanto da aver portato la portavoce del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi Egle Possetti a sottolineare come i parenti delle vittime siano molto amareggiati e di come sperino che la contrattazione non vada avanti.

Aspi, per il suo 100%, era stata valutata 9,5 miliardi di euro rappresentati da una valutazione di 9,1 miliardi alla quale devono essere aggiunti una quota del 2% annuo sul prezzo dal primo gennaio 2021 alla data del closing dell’operazione, che dovrebbe concludersi nel marzo del 2022, A cui devono essere aggiunti ancora i Ristori statali richiesti per i mancati ricavi causati dal covid.

Solo 60 soci su oltre mille si sono dichiarati contrari

Tecnicamente parlando la proposta di Cassa Depositi e Prestiti è stata approvata con il voto favorevole di 1129 azionisti, il quale rappresenta l’86,86% del capitale sociale in assemblea: solo 60 soci hanno votato negativamente. La firma finale di vendita è attesa per la fine di giugno, in modo tale da poter approvare nei giusti tempi il nuovo piano economico finanziario per il rilancio della società.

È indubbio che le trattative siano state tra le più estenuanti che si possa ricordare a livello finanziario e politico degli ultimi tempi, tra le minacce di revoca e la necessità di trovare un accordo che, tenuto conto delle indagini relative al crollo del ponte Morandi, potesse accontentare entrambe le parti. Non solo: importante rilevanza ha avuto anche la posizione dei fondi contrari alla vendita di Aspi che hanno tentato in tutti i modi di mettere i bastoni fra le ruote all’operazione, fino a che la famiglia Benetton non si è espressa chiaramente in in merito alla sua volontà di vendita.

Da quel momento in poi, nonostante le diverse offerte respinte al mittente, i confronti sono apparsi più conclusivi portando infine alla decisione presa dall’Assemblea dei soci.