Quali titoli di stato scegliere per investire

di ND82 Commenta

Solo pochi anni fa i titoli di stato emessi da economie “mature” erano considerati free risk, cioè senza rischio. La nuova struttura dei mercati finanziari, l’interconnesione tra i vari asset di investimento, la scarsa vigilanza delle autorità competenti e le innovazioni finanziarie hanno creato il presupposto per un forte incremento della volatilità media che nel 2008 è sfociata con la più grave crisi finanziaria dagli anni Trenta. Dopo aver tamponato la crisi immittendo migliaia di miliardi di dollari nel sistema, banche centrali e governi si sono accollati l’onere del debito di aziende, banche e società finanziarie.

Nel 2010 ci si è accorti che molti stati sovrani europei erano eccessivamente indebitati e che i livelli di crescita delle principali economie non erano in grado di sostenere livelli di debito così elevati nel medio-lungo periodo. Gli investitori hanno cominciato ad alzare la guardia e le agenzie di rating a mettere sotto osservazione le finanze pubbliche di paesi fino a qualche mese prima considerati sicuri e senza rischio. Nel 2010 è esplosa prepotentemente la crisi dei debiti sovrani nella zona euro, ribattezzata inizialmente come crisi dei PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna).

BUND TEDESCHI RISCHIOSI SECONDO PIMCO

Tuttavia, il contagio ha travolto anche l’Italia, cioè la terza economia più grande dell’eurozona. Dallo scorso anno nessuno si sente più al sicuro. Così oggi ci ritroviamo alle prese con rendimenti molto accattivanti per i titoli di stato emessi da paesi come Spagna o Italia, ma la situazione riflette il forte aumento del rischio di insolvenza dei due paesi (o quantomeno il pericolo di una mega-ristrutturazione del debito).

ITALIA NEL MIRINO DELLA SPECULAZIONE FINANZIARIA

In un portfolio di titoli di stato, oggi conviene mantenere un elevato grado di diversificazione privilegiando senza dubbio i T-Bond americani, i Bund tedeschi e i JGB giapponesi, nonostante gli attuali livelli molto elevati dei prezzi. Una quota andrebbe destinata ai titoli svizzeri, finlandesi e olandesi, considerati tra i più sicuri al mondo ma meno liquidi. Poi non dovrebbero mancare i titoli di stato emessi da Danimarca, Svezia e Norvegia, mentre solo una piccola parte (più speculativa) andrebbe gestita con titoli di stato emessi dal Tesoro italiano (tra BOT, CTZ, BTP Italia e BTP a 10 anni).

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