Strategie anti-crisi delle banche centrali

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Dallo scoppio della crisi finanziaria nel 2008, le principali banche centrali mondiali sono intervenute a più riprese per tentare di arginare la crisi, sostenere il sistema finanziario, evitare gli squilibri sul mercato valutario e provare a rilanciare la crescita economica. I risultati finora ottenuti non sono stati esaltanti anche se dopo il crack di Lehman Brothers i mercati finanziari globali si sono pian piano allontanati dal precipizio proprio grazie all’interventismo delle banche centrali, evitando i gravi errori commessi in passato, come ad esempio durante la Grande Depressione degli anni Trenta.

La Federal Reserve ha immesso 2.300 miliardi di dollari nel sistema a partire dal 2008. Innanzitutto, mantiene i tassi di interesse ai minimi storici in un range compreso tra lo 0% e lo 0,25% ormai da dicembre 2008. La FED è poi intervenuta acquistando massicciamente titoli di stato per fornire liquidità al sistema con due operazioni di quantitative easing (allentamento quantitativo). Successivamente la FED ha varato la cosiddetta operazione “Twist” (o meglio twisting of funds) da 400 miliardi di dollari, che ha rinnovato ieri poco prima della scadenza per altri 267 miliardi fino alla fine del 2012.

RISCHIO DERIVATI SULL’EUROPA

La BCE ha combattutto la crisi intervenendo sul mercato acquistando i titoli di stato dei paesi europei in difficoltà, facendo così scendere i rendimenti dei bond a breve e lungaa scadenza. Il governatore dell’Eurotower, Mario Draghi, l 3 novembre ha tagliato i tassi di interesse all’1,25% dall’1,5% e a dicembre ha ripetuto l’operazione portando i tassi all’1%. Il 21 dicembre ha lanciato la prima asta LTRO (long term refinancing operations) fornendo 489 miliardi di euro alle banche europee ad un tasso agevolato dell’1% e con scadenza triennale. Il 29 febbraio la seconda asta LTRO ha portato l’intervento a 529,5 miliardi di euro.

FED TAGLIA STIMA DI CRESCITA 2012-2014

Molto attiva è stata finora anche la Bank of England, che ha da tempo i tassi fermi allo 0,5%. Il programma di quantitative easing di Londra è pari a 325 miliardi di sterline, cioè più di 400 miliardi di euro. Lo scorso 16 giugno è stato lanciato un nuovo piano di QE da 400 miliardi con un’iniziativa funding for lending, garantendo alle banche nuovi prestiti agevolati ma solo se il denaro confluirà nell’economia reale.

E’ molto attiva anche la Bank of Japan, alle prese con la forza dello yen sui mercati valutari che frena l’export nipponico e la crescita del pil. La BoJ è impegnata in un programma di acquisto di titoli di stato e corporate bondd per sostenere la fiacca economia interna. Il piano della BoJ raggiunge i 40.000 miliardi di yen, cioè 395 miliardi di euro. Si muovono anche i cosiddetti BRICS. In particolare il Brasile è stato costretto a tagliare i tassi di interesse al minimo storico dell’8,5%, dopo che i tassi erano saliti fino al 12,5% nel luglio 2011. La Cina, invece, ha prima allargato la banda di oscillazione dello yuan e poi ha tagliato i tassi lo scorso 17 giugno.

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