Rischio bolla speculativa sui titoli di stato

di ND82 Commenta

I mercati finanziari potrebbero ricascarci di nuovo. Non sono bastate le lezioni del passato a far capire ai policy makers che non c’è niente di peggio in economia e finanza che tassi di interesse su livelli assurdamente bassi. Se poi a questo si aggiunge che le banche centrali continuano a riversare fiumi di liquidità nel sistema, il mix diventa potenzialmente esplosivo. I mutui subprime, che ricordano l’ultima bolla finanziaria sui mercati, potrebbero presto passare il testimone ai titoli di stato, ma più in generale al comparto obbligazionario globale.

Già, proprio quegli strumenti che fino a qualche anno fa si pensava fossero sicuri e praticamente senza alcun rischio potrebbero essere presto oggetto di una pericolosa bolla speculativa. Dopo che la Bce taglia tassi di interesse allo 0,5%, ormai tutte le grandi economie del mondo occidentale hanno tassi prossimi allo zero. Inoltre, dal 2006 ad oggi le banche centrali di tutto il mondo hanno iniettato circa 22mila miliardi di dollari nel sistema.

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Nel 2013 le due banche centrali più attive, ovvero la Fed e la BoJ, immetteranno altri 2mila miliardi di dollari: la Fed stamperà denaro ancora al ritmo di 85 miliardi di dollari al mese, mentre la Bank of Japan circa 700 miliardi di dollari l’anno con l’obiettivo di raddoppiare la base monetaria in un paio d’anni. Tutta questa liquidità fa volare l’azionario globale: Wall Street e Francoforte sono a livelli record, Tokyo e Londra sono ai top dal 2008. Ma il vero boom è nei titoli di stato. Non si compra più i solidi Bund tedeschi o i T-Bond USA, ma anche i bond governativi della periferia europea (i cosiddetti PIGS), fino a qualche tempo fa bistrattati dagli investitori.

Il paradosso è che c’è appetito anche su quei titoli di stato di paesi che fino a qualche tempo fa non avrebbero mai pensato di finanziarsi sul mercato globale dei capitali. Basti pensare al Ruanda, uno stato africano con un passato di genocidi, violenze e instabilità politica. Il bond decennale è stato emesso al 6,87%, quasi 50 centesimi in meno di quello che si chiedeva all’Italia nel novembre del 2011. Qualcosa non va nella psicologia degli investitori? Intanto, si continua a comprare bond di qualsiasi paese al mondo, senza badare troppo al rischio. Alla fine, come sempre, la speranza dell’investitore è cavalcare il trend finchè si può, evitando di restare col cerino in mano quando inevitabilmente la bolla scoppierà.