Rischio derivati sui mercati finanziari

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Il recente scandalo legato alle attività di trading sui derivati di JP Morgan, che ha collezionato una perdita pari a oltre 2 miliardi di dollari in circa 6 settimane, ha fatto tornare a galla il timore che questo mercato sia troppo grande per essere controllato e che le banche d’affari siano in grado di mettere in piedi scommesse speculative altamente rischiose senza dover dare conto a nessuno, ma facendo tremare mezzo mondo quando le cose non vanno per il verso giusto.

JP Morgan ha avuto un buco da oltre 2 miliardi a causa di grossolani errori dell’ufficio di Londra, che paradossalmente si occupa della copertura dei rischi. Lo scandalo è costato caro al responsabile della divisione, la 55-enne Ina Drew, che si è dimessa. Il trader che ha orchestrato le scommesse fallimentari è stato il francese Bruno Michel Iksil, in passato protagonista di profitti da 100 milioni di dollari l’anno e che ora aveva ammassato una posizione da 100 miliardi di dollari su un indice legato ai corporate default comprendente 121 grandi aziende nordamericane (CDX.NA.IG.9).

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Iksil, soprannominato la Balena di Londra (London Whale), stava scommettendo su un miglioramento delle condizoni delle società comprese nell’indice attraverso la vendita dei CDS sull’indice. Contro la sua scommessa si sono posizionati una dozzina di hedge fund, che hanno incassato 30 milioni ciascuno. Nel 1999 l’ex presidente della FED, Alan Greenspan, affermò che “i derivati rappresentano un importante veicolo per diversificare i rischi e per allocarli agli investitori più capaci di gestirli”.

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A quei tempi, secondo i calcoli dell’ISDA, i derivati nel mondo erano 58.000 miliardi di dolalri. Oggi in giro ce ne sono sette volte in più: al nominale, valgono 466.000 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra pazzesca, l’equivalente di quasi 7 volte il pil mondiale. La metà dei derivati sparsi per il globo è in mano alle prime cinque banche americane: JP Morgan (70mila miliardi), Citigroup (52mila), Bank of America (50mila), Goldman Sachs (44mila), Hsbc Bank USA (4mila).

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