La crisi economica e gli alti prezzi dei beni spingono verso il basso Sadia e Aracruz: scende anche l’indice Bovespa

di Redazione Commenta

Sadia SA e Aracruz Celulose SA, due delle maggiori aziende esportatrici del Brasile, hanno fatto rilevare delle perdite, stimolando in tal modo alla speculazione molti produttori dei beni che guidano l’economia: tali produttori si trovano ora esposti al rischio di subire una perdita totale del 15%. Sadia, la seconda maggior compagnia alimentare del Brasile, è calata a livelli che non venivano raggiunti da 14 anni, dopo che la società ha licenziato il direttore generale Adriano Lima Ferreira e dopo aver perso circa 760 milioni di real brasiliani (410 milioni di dollari). Aracruz, la più grande azienda al mondo nell’ambito della produzione di eucalipto per pasta di legno, è scesa ai livelli del 1998, all’indomani delle dimissioni del direttore generale e delle perdite derivanti dagli investimenti.

 

Il Brasile, che rappresenta la principale economia dell’America Latina e la nazione prediletta per gli investimenti tra le economie emergenti, sta perdendo pian piano il suo “fascino” a causa dello sconvolgimento economico globale e del calo dei prezzi nazionali di petrolio, metalli e beni agricoli. Numerose compagnie brasiliane potrebbero esser state sorprese dall’inversione del real brasiliano, la valuta nazionale, il quale è aumentato del 44% negli ultimi quattro anni. Secondo Tony Volpon, economista di San Paolo:

Il fatto è che vi sono numerose perdite anche fuori dal Brasile. Non è certo una buona notizia per un mercato borsistico già fluttuante.


Sadia, che ha sede a Concordia ed ha avuto il suo peggior calo nell’agosto del 1994, ha perso circa il 35% alla borsa di San Paolo, mentre Aracruz è scesa di 17 punti percentuali, il peggior declino da dieci anni a questa parte. Queste perdite hanno trascinato verso il basso l’indice brasiliano Bovespa, che ha chiuso in perdita di 2 punti percentuali: il real brasiliano, che rappresentava dall’inizio di settembre la miglior valuta quest’anno tra le 16 più scambiate, è rimasto invariato a quota 1,8455 per dollaro.

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