L’inflazione di gennaio si attesta sul +3,2% annuo

di Simone Ricci Commenta

L’Istat ha provveduto a diffondere gli ultimi dati definitivi che si riferiscono allo scorso mese di gennaio; ebbene, secondo quanto rilevato dall’istituto statistico, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (il cosiddetto Nic) è aumentato di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente. Se invece si effettua un confronto con lo stesso periodo del 2011, allora ci si accorge che questo stesso riferimento ha subito un rialzo del 3,2%. Che cosa era successo di preciso a dicembre? Volendo essere più precisi per rinfrescare la memoria, si può ricordare che l’inflazione in quel periodo aveva fatto segnare una crescita dello 0,4% sul mese precedente, mentre l’incremento annuo era stato pari a 3,3 punti percentuali.
INFLAZIONE IN AUMENTO MA CALA IL DEBITO PUBBLICO
C’è poi da aggiungere come l’inflazione acquisita, vale a dire quella che è stata ereditata direttamente dall’anno precedente, si sia attestata sull’1,6% per quel che riguarda il 2012. L’inflazione di fondo, che è invece l’andamento dei prezzi al consumo che non prende in considerazione i prezzi più volatili come l’energia e gli alimentari non lavorati, è rimasta stabile sul suo 2,4%. Sono stati proprio il cibo e i carburanti a determinare i rincari più pesanti per i consumatori.

I NUOVI RINCARI DEI CARBURANTI

In particolare, gli aumenti dei prezzi della benzina sono all’ordine del giorno e questo è abbastanza evidente nelle rilevazioni dell’Istat (non si salva nemmeno il gpl, il carburante dalla tariffa tradizionalmente più bassa), mentre la spesa alimentare ha risentito fortemente delle speculazioni degli ultimi giorni: il maltempo e la neve delle scorse settimane ha fatto lievitare i prezzi in questione, soprattutto quelli di frutta e verdura, anche se poi queste due voci sembrano ora ritornate alla normalità. In conclusione, si può aggiungere un ulteriore dato statistico che è anch’esso molto importante. In effetti, l’indice armonizzato Ipca (valido per i paesi dell’Unione Europea) è calato di 1,8 punti percentuali su base mensile.

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