Come investire sul settore bancario europeo nel 2013 secondo Rbs

di ND82 Commenta

Alberto Gallo, responsabile della strategia sul credito in Europa per Royal Bank of Scotland, è convinto che il vecchio continente attirerà grossi flussi di capitale grazie all’appetibilità dei rendimenti offerti. Nel comparto obbligazionario l’esperto guarda con grande interesse ai bond bancari senior, grazie ai passi in avanti che saranno compiuti nella direzione di una maggiore Unione bancaria, mentre tra i corporate bond preferisce puntare sugli high-yield bond. Secondo il guru di Rbs l’economia europea resterà in sofferenza, “ma il premio al rischio sui bond è ancora interessante rispetto ad altre aree geografiche”.

Gallo, intervistato da MF-Milano Finanza, sottolinea che la banca d’affari scozzese ha un’esposizione lunga sul debito senior degli istituti di credito italiani, irlandesi e portoghesi, ma non su quelli spagnoli in quanto la Spagna alla fine dovrebbe essere costretta a richiedere gli aiuti finanziari per evitare il tracollo. Gallo è convinto che il settore bancario europeo sarà favorito dall’Unione bancaria. L’esperto fa notare che “la supervisione unica è già stata definita, i meccanismi di gestione delle crisi dovrebbe essere varanti nel 2013”.

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Secondo Gallo, “questi due elementi offriranno uno scudo agli istituti e rallenteranno il circolo vizioso tra problemi bancari e statali”. Sebbene manchi ancora il tassello della garanzia Ue sui depositi, alla quale si oppone per ora la Germania, Gallo ritiene che non ci siano pericoli per i bond senior. L’esperto ritiene che Draghi farà ancora qualcosa nel corso del 2013, avendo “altre carte da giocare”, ma ora ci si aspetta qualcosa in più dai governi nazionali. Lo strategist di Rbs preferisce i bond senior a quelli subordinati e all’equity del settore bancario.

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Secondo Gallo, rispetto ai bond senior “i titoli subordinati ed equity potrebbero invece essere penalizzati dall’aumento delle sofferenze”. L’esperto stima un fabbisogno di capitale per le banche italiane pari a 60 miliardi di euro nei prossimi tre anni a causa dei prestiti deteriorati, ma la cifra potrebbe scendere a 12 miliardi di euro “ipotizzando utili futuri costanti”. Secondo Gallo, le banche italiane non corrono particolari pericoli, ma la situazione più difficile resta quella di Banca Mps.

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