Sfiducia nei mercati finanziari, attenzione sul boom dei mercati emergenti

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Le origini delle attuali turbolenze vanno ricercate in una eccessiva propensione al rischio indotta da un lungo periodo di bassi tassi di interesse e dalla ricerca di rendimenti elevati da parte degli investitori. Il contesto economico caratterizzato da bassi tassi di interesse che ha contraddistinto gli Stati Uniti a partire dal 2001 ha determinato un aumento del volume dei mutui ipotecari per l’edilizia residenziale e, di conseguenza, un aumento dei prezzi degli immobili. In altri termini, mutui subprime sono stati erogati a clienti con profilo di rischio elevato e precedenti sfavorevoli in materia di crediti. Negli Usa oggi è atteso il discorso di Bernanke oltre al dato relativo alle vendite di case pendenti ed al credito al consumo.


In Europa il mercato è ricco di opportunità ma anche di insidie. Stando ad un sondaggio realizzato da Ipr Marketing per Repubblica sul tasso di inflazione e sul sentiment della situazione dell’economia percepito, il divario tra i dati ufficiali certificati dall’istituto centrale di statistica e quello che provano gli italiani è notevole. Alla domanda “secondo lei la situazione economica della sua famiglia oggi è…”, il 27% ha risposto “molto o abbastanza positiva”. Una definizione che nel gennaio 2008, rispondendo allo stesso quesito, aveva dato il 35% degli intervistati. Allo stesso modo se a gennaio il 63% sosteneva che la situazione economica della propria famiglia era “poco o per nulla positiva”, oggi ad essere pessimista è il 71%. Questo allontana gli investitori dai mercati europei.

Da tempo i mercati occidentali hanno concentrato l’attenzione sul boom dei mercati emergenti – a fronte al rallentamento economico di Europa e Stati Uniti – e in particolare hanno puntato sulle piazze dei Paesi mediorientali alimentate dai consistenti ricavi generati dal petrolio. Sei Stati del Golfo Arabo, compresi gli Emirati Arabi e il Qatar, mettono attualmente a segno due miliardi di dollari di ricavi al giorno grazie al petrolio contribuendo a fare di Doha il quarto miglior mercato mondiale di quest’anno. Al tempo stesso, Qatar e Dubai puntano a far crescere l’industria dei servizi finanziari per ridurre la propria dipendenza dall’energia.

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