Unipol vuole salire in Fonsai

di robertor Commenta

Unipol è pronta a “scalare” Fonsai, salendo fino al 40% del capitale della compagnia assicurativa. La società bolognese, guidata da Carlo Cimbri, investirà sul progetto altri 45 milioni di euro, andando a rilevare il 4,9% di inoptato. Una “prenotazione” ufficializzata a mercati aperti, con Unipol che non ha avuto alcun timore nel dichiarare di essere fortemente interessata a rilevare una quantità di diritti di opzione che le consentiranno di sottoscrivere una quota massima del 4,9% del capitale post aumento della società.

Numerosi i segnali che possono essere tratti da questa decisione. Il primo, e più comprensibile, è che la società bolognese sia davvero convinta della validità della maxi operazione di realizzazione del nuovo polo assicurativo italiano, che la condurrà a fondersi con Milano Assicurazioni, Premafin e – appunto – Fonsai, per creare il secondo partner assicurativo italiano dopo Generali.

Con l’acquisto della nuova quota, Unipol – che controlla già, mediante Premafin, il 35,7% del capitale ordinaria di Fonsai – potrebbe salire intorno al 40%. Oltre a quanto sopra, il secondo effetto positivo della notizia è relativo all’ondata di nuova fiducia che Unipol riesce a conferire agli istituti di credito del consorzio di garanzia degli aumenti di Unipol e di Fonsai, chiamate a collocare sul mercato oltre 660 milioni di euro di inoptato che – in assenza di un acquirente, ed è questo l’aspetto più preoccupante – rimarrano in capo alle banche e, in particolare, a Mediobanca e Unicredit. Con la sottoscrizione del 4,9% di inoptato da parte di Unipol, il rischio di ritrovarsi un maxi pacchetto di azioni in pancia, per le banche italiane, diminuisce intorno ai 600 milioni di euro (vedi anche il nostro focus sull’asta diritti inoptati aumento capitale Fonsai Unipol).

Stando a quanto deciso ieri dalle banche del consorzio di garanzia, l’asta inoptato Unipol Fonsai partirà tra due giorni per chiudersi venerdì 7 settembre. Il mercato si attende pertanto una serie di fitti colloqui da parte delle banche del consorzio, per poter collocare una mole rilevante di titoli azionari di partecipazione nel capitale.

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