Fiat: nonostante le vendite il titolo cede

di Redazione 2

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Crolla il titolo Fiat a Piazza Affari nonostante i dati positivi sulle immatricolazioni e le vendite. Nella giornata di venerdì la casa automobilistica torinese ha perso il 6,96% a 15,555 euro, seguendo il trend negativo di tutto il settore. Secondo gli esperti il calo deriva dalla crescita galoppante del prezzo della benzina e dalla crisi economica americana, con il relativo crollo delle vendite di auto negli USA annunciato dalle case giapponesi: la Toyota, con un mercato più ampio negli Stati Uniti che in patria, si è preoccupata di rivedere le stime, prevedendo solo un +1-2 %.


Il calo però non avrebbe dovuto colpire in maniera così vistosa anche la Fiat, scarsamente presente nel mercato statunitense. Nei giorni seguenti alla caduta di venerdi il titolo Fiat ha comunque mantenuto un andamento altalenante, riuscendo però a tornare nella giornata di ieri al di sopra dei 16 euro. Dall’inizio del 2008 il Lingotto ha perso in totale il 12,37%, ma le stime preannunciano un mercato stabile in Italia ed aumento di vendite nel mercato brasiliano. Per quanto riguarda il mercato domestico la Fiat ha chiuso il 2007 con un tasso di crescita annuo del 7,8% e per il 2008 le aspettative sono altrettanto buone, grazie anche alla riconferma degli incentivi ecologici e per la rottamazione. La debacle del titolo Fiat è quindi da imputarsi alla reazione iniziale di fronte al rischio della recessione americana di tutto il settore automobilistico. Come la casa italiana anche quelle francesi ne sono state influenzate sebbene non corposamente presenti sul mercato americano. L’intero settore automobilistico ha perso un totale di 5,64%. Una volta esaminati ed assimilati i dati positivi sulle vendite e confermata la mancata esposizione al problema statunitense il titolo italiano dovrebbe quindi stabilizzarsi. In seguito alla perdita di sette percentuali di venerdi il titolo Fiat è stato rimosso da Goldman Sachs dalla lista “acquistare con convinzione”, ma è rimasto comunque tra i titoli “buy”, da comprare.
Via|Reuters Italia

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