Piano Stati Uniti-Inghilterra per salvare le grandi banche

 Mentre l’Europa continua a fronteggiare la crisi dei debiti sovrani e la probabile uscita della Grecia dall’unione monetaria, il fronte anglosassone costituito da Stati Uniti e Gran Bretagna sta lavorando per rafforzare le linee di difesa in caso di fallimento delle grandi banche. La Bank of England, la Financial Services Authority e la Federal Deposit Insurance Corporation stanno implementando un piano d’emergenza per proteggere le big del credito nel caso in cui avvenisse un clamoroso tracollo di una delle sette più grandi banche dei due paesi, come Goldman Sachs e Barclays.

Le preoccupazioni legate all’esposizione sui derivati di JP Morgan hanno messo in pre-allarme le autorità monetarie americane e britanniche, che si pongono l’obiettivo di non far ripetere un nuovo caso à la Lehman, che nel 2008 coinvolse anche Barclays. Allo studio c’è il cosiddetto “resolution plan”, che prevede l’intervento pubblico a sostegno della banca in difficoltà, con gli azionisti che verrebbero costretti a far fronte alle perdite ma che potrebbero continuare a gestirla e tenerla in attività.

COME PROTEGGERSI DAL RIBASSO DELLE BORSE

Andrew Gracie, responsabile del progetto per conto della Bank of England, ritiene che “la strategia top-down potrebbe funzionare nel caso di gruppi complessi che operano su diversi mercati, giurisdizioni e valute”. Tra qualche mese potrebbero essere annunciati anche i dettagli del piano. Il punto di partenza sarebbe il “living will”, cioè “testamento in vita” della banca che indica i passi da compiere e le metodologie da seguire per la gestione del dopo-crisi.

RISCHIO DERIVATI SUI MERCATI FINANZIARI

Secondo le autorità americane e britanniche, il resolution plan potrebbe anche essere un esempio da seguire per le autorità dei paesi europei e asiatici, che fino a questo momento non stanno mettendo a punto piani concreti per fronteggiare le crisi finanziarie più gravi. Nel frattempo il Financial Stability Board ha già chiesto a 29 granddi banche (8 americane, 4 asiatiche e 17 europee) di stilare i loro “living will” entro la fine del 2012.

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