L’Istat certifica il lieve rialzo delle vendite al dettaglio

di Simone Ricci 1

Le vendite al dettaglio del nostro paese hanno fatto registrare a ottobre un leggero miglioramento: come accertato opportunamente dall’Istat, infatti, il comparto alimentare ha sostenuto questa crescita, con degli ottimi risultati soprattutto per quel che concerne i discount. Entrando maggiormente nel dettaglio statistico, c’è da dire che due mesi fa l’aumento congiunturale è stato pari a 0,1 punti percentuali, se non altro una variazione incoraggiante, dato che per almeno cinque mesi si era assistito solamente a dati negativi. Rispetto a settembre, poi, i prodotti alimentari sono stati venduti in gran numero, con un incremento dello 0,7%, mentre il confronto con lo stesso periodo di un anno fa ha evidenziato di fatto un calo piuttosto sostenuto (-1,5%), a causa, in particolare, delle pessime performance dei beni non alimentari.

Lo stesso istituto, inoltre, ha voluto specificare come le vendite nei discount sono salite di quasi tre punti percentuali rispetto al 2010. L’alimentare e la cura della persona sono però le uniche note positive delle vendite al dettaglio, visto che nel resto dei casi le variazioni sono state negative, come ad esempio nell’ambito degli strumenti musicali (addirittura -9,3%), degli elettrodomestici (-6,6%), della casa e ferramenta (-0,1%) e dei giochi (-0,2%). Secondo due delle più importanti associazioni dei consumatori del nostro paese, vale a dire la Federconsumatori e l’Adusbef, queste stime fanno chiaramente intendere come la crisi economica sia un evento fin troppo sottovalutato e che andrebbe invece esaminato con maggiore attenzione.

Le varie ricadute in termini di rincari tariffari e stangate si stanno riversando sulle famiglie italiane, soprattutto quelle che percepiscono un reddito fisso non molto alto. Questi incrementi dei prezzi, insieme all’inflazione e alla contrazione dei consumi rappresentano un mix micidiale, tanto che si stima una stangata pari a 1.600 euro l’anno nel 2011. Infine, non bisogna nemmeno dimenticare che il potere di acquisto delle stesse famiglie è ormai giunto a livelli molto bassi, con una riduzione complessiva del 7,6%.

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