Fisco: solo 42 milioni di euro dai giganti del web

di Valentina Cervelli Commenta

Il Fisco ha incassato solo 42 milioni di euro complessivi dalle attività italiane di grandi nomi come Amazon e Google: per quanto rispetto agli anni passati si possa parlare di miglioramento, è evidente che la legge a tal riguardo, a livello europeo, debba essere cambiata per consentire un gettito fiscale equo.

fisco su big del web

Misero gettito fiscale da parte delle grandi aziende del web

I 42 milioni di euro intascati nel 2019 dall’Agenzia delle Entrate sono il totale di quanto versato da Google, Amazon, Facebook, Apple, Airbnb, Uber e Booking.com. In passato ci volle la Procura per patteggiare gli arretrati erariali (quasi un miliardo di euro, N.d.R.) ma va sottolineato e ripetuto, sebbene le entrate siano state maggiori per il Fisco, il carico fiscale di queste grandi aziende è ancora troppo contenuto rispetto ai guadagni: è oltremodo importante che vengano messi dei paletti opportuni al fine di non rendere possibile lo sfruttamento di “trucchetti legali” nella gestione dei profitti per pagare meno tasse.

Aziende italiane di semplici beni primari pagano tassazioni decisamente più alte. L’esempio di Amazon è forse quello più calzante quando si parla di questo problema. La società di Jeff Bezos fattura circa 4,5 miliardi  e ha pagato di tasse circa 11 milioni di euro sebbene l’azienda si auto attribuisca un carico fiscale diretto in Italia pari a 85 milioni, dato che comprende anche gli oneri contributivi sugli stipendi dei dipendenti.

Tutto il mondo però è paese e questa problematica non ha smosso solo le acque in Italia ma anche in altri paesi come la Germania e la Francia.

Ocse cerca soluzione ma sarà dura

web tax per i big del web

L’Ocse è al lavoro per trovare una soluzione che consenta di salvaguardare gli interessi di tutti e trovare uno strumento che convinca società come Facebook a pagare almeno una parte delle tasse nei paesi dove si generano fatturati e utili, eliminando tutte quelle procedure che pongono la base imponibile nei paradisi a fiscalità ridotta. Gli stessi che hanno consentito a molte aziende, Apple, Google, Microsoft e Oracle per citarne alcune, a poter avere a disposizione davvero troppa e non tassata liquidità.

Ovviamente non sarà facile dato che buona parte della liquidità messa da parte esentasse è rientrata negli Stati Uniti con una “sanatoria” voluta da Donald Trump per la quale tali beni sono stati tassati solo al 5,25%. E se ciò non bastasse, l’annuncio da parte del presidente americano di sanzioni per chi come Parigi ha stabilito una web tax ha fatto salire il coefficiente di difficoltà dell’intera impresa.

Per ciò che concerne l’Unione Europea l’idea è quella di dare vita a una web tax ad hoc valida in tutti gli Stati membri. Già osteggiata però da “paradisi fiscali” come Olanda, Lussemburgo e Irlanda.