Progettazione architettonica: ne parliamo con AICOM

di Daniele Pace Commenta

Sebbene le famose archistar internazionali siano costantemente sotto i riflettori pubblici, al pari dei divi dello spettacolo, il tema della progettazione architettonica ed urbana non è solamente affar loro. Sono numerose le società di ingegneria, infatti, che svolgono tale attività al pari dei grandi architetti ed in contesti eterogenei. Spesso il loro punto di forza sta nella multidisciplinarietà che le contraddistingue, dato che la progettazione architettonica è solamente una parte del loro core business, che abbraccia varie discipline quali ingegneria strutturale, ingegneria impiantistica, geologia, etc…

Aicom SpA è una tra le più attive engineering italiane nel settore della progettazione architettonica, vantando numerosi interventi firmati in Italia e all’estero. Le principali esperienze? “Senza andare troppo indietro nel tempo, negli ultimi anni Aicom ha redatto numerosi progetti nei settori della difesa, della sanità e del terziario” dice l’arch. Filippo Tanzi, consigliere delegato dell’azienda “ma uno dei più stimolanti, sebbene contenuto, è stato sviluppato con l’artista americana Beverly Pepper, per la realizzazione di una sua opera di land art a L’Aquila, donata dall’artista al capoluogo abruzzese dopo il sisma del 2009. Non capita tutti i giorni l’opportunità di collaborare con una personalità di quel calibro, che sta nei libri di storia dell’arte, e sono convinto che se Aicom fosse stata meno sensibile nei confronti della progettazione architettonica, sarebbe stato probabilmente un dialogo fra sordi: da un lato una famosa artista americana con opere disseminate in tutto il mondo, e dall’altro una società di tecnici di progetto; in realtà Aicom è composta da tanti architetti che hanno dimostrato curiosità intellettuale e Beverly ha apprezzato la collaborazione al punto da ospitarci più volte nella sua casa-laboratorio in Umbria per discutere e confrontarsi. Il risultato lo potete vedere tutti, al Parco del Sole a L’Aquila. Adesso che Beverly non c’è più, ripenso con orgoglio a quella esperienza” conclude Tanzi.

Venendo invece ad opere più “ordinarie”, l’arch. Tanzi cita altri esempi: “Negli ultimi anni abbiamo eseguito, tra le altre cose, la ristrutturazione generale della sede Telecom a Roma, per la quale ad ora è in corso la nostra direzione dei lavori, abbiamo ristrutturato il terminal dell’aviazione civile di Ciampino e stiamo progettando tanti interventi di edilizia sanitaria in tutta Italia. Probabilmente, però, il settore nel quale la progettazione architettonica di Aicom è maggiormente richiesta è quello della difesa”. Tanzi si sofferma su quest’ultimo tema: “Gli edifici progettati per l’industria della difesa costituiscono una sfida progettuale, poiché l’integrazione delle varie discipline tecniche risulta discriminante per la buona riuscita dell’intervento. L’architettura è davvero, in questo caso, “una macchina da abitare” nel senso che intendeva Le Corbusier: funzionalità assoluta, adattabilità, modularità. Le dotazioni impiantistiche di questo tipo di edifici sono tali da determinare anche a livello compositivo l’approccio architettonico, e la sfida per noi architetti ogni volta sta nel non cedere alla mera ingegnerizzazione delle funzioni tecniche, ma nel comprenderle ed organizzarle avendo chiare le dinamiche richieste dalla committenza in un confronto sempre propositivo e mai passivo”.

È pensiero diffuso ritenere le società di ingegneria come “luoghi” di fredda progettazione tecnica, di calcoli ed elaborati algidi e asettici. In realtà le cose stanno diversamente: “Oggi non è affatto così” precisa Tanzi, “o forse lo è solamente per alcune realtà super specialistiche, ma chi fa progettazione integrata come Aicom vive al confine di più territori e deve conoscerli tutti, palmo a palmo. Quando i nostri committenti ci richiedono lo sviluppo di un progetto architettonico, il nostro approccio è innanzitutto culturale: senza una chiara idea dei motivi che sottintendono ad una scelta anziché ad un’altra, sarà difficile coinvolgere il committente nella condivisione degli obiettivi. Per questo iniziamo da quello che ogni buon architetto dovrebbe adottare come modus operandi: studiamo, maturiamo un’idea, approcciamo con schizzi concettuali per raffinarli ogni volta, fino alle prime restituzioni grafiche digitali. Sarebbe ipocrita negare l’utilità degli strumenti di progettazione parametrica e grafica nelle nostre disponibilità, ma guai ad utilizzarli nelle prime fasi. Sono, appunto, strumenti e devono essere funzionali ad uno scopo che il progettista domina a prescindere del loro utilizzo. Naturalmente ci possono essere eccezioni che giustificano il loro impiego fin dalle fasi iniziali, ad esempio per interventi in aree con morfologie particolari e tali da determinare pesantemente anche le scelte compositive, ma più per verificare le scelte progettuali che per determinarle”.

Aicom è una consolidata realtà nazionale che da 30 anni dimostra come sia possibile, ed a volte addirittura necessario, che la progettazione architettonica venga eseguita da società di ingegneria. “Nel mondo anglosassone, ma non solo, è così da tempo: le grandi engineering non sono più le “ancelle” delle grandi firme architettoniche, ma sempre più spesso vengono coinvolte dai committenti fin dalle fasi di concept design, forse perché garantiscono un approccio organico e multidisciplinare che, in parte, può rassicurare chi teme “sviste” iniziali, che spesso si tramutano in extra costi durante le fasi successive del progetto e della realizzazione. I casi, purtroppo, sono all’ordine del giorno soprattutto in Italia”.

Insomma, le società di ingegneria hanno sempre più spesso, al loro interno, strutture di progettazione architettonica capaci di competere con le più blasonate archistar globali. Conclude l’arch. Tanzi “Occorre avere anche la consapevolezza che, se la “griffe” non determina automaticamente la qualità di un’opera, allora le engineering come Aicom, ma ce ne sono molte altre ovviamente, non hanno niente in meno dei grossi studi di architettura, anzi aggiungono la garanzia di una visione multidisciplinare che spesso latita tra i miei colleghi italiani, e che può garantire i clienti da macro-errori causati da un approccio ultra settoriale”.