Banche italiane nel 2012 sarà record di sofferenze

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Negli Stati Uniti le banche americane hanno realizzato profitti record nel corso del 2012, tornando ai livelli pre-crisi. Rispetto al 2011 gli utili sono cresciuti del 19,3% a 141,3 miliardi di dollari. Il boom del 2006 è a portata di mano e potrebbe essere battuto già quest’anno, considerando il trend degli utili in crescita. E in Italia? La stagione dei bilanci per gli istituti di credito italiani si aprirà il 12 marzo con Intesa Sanpaolo. Al 30 settembre 2012 gli utili delle prime 10 banche italiane erano cresciuti complessivamente a 2 miliardi.

Nello stesso periodo del 2011, invece, le banche italiane avevano registrato un passivo di quasi 6 miliardi. Le previsioni per il sistema bancario sono comunque preoccupanti. Il ritorno all’utile nei primi nove mesi del 2012 è stato favorito quasi del tutto dal trading sui titoli di stato, grazie al carry trade sulla liquidità presa in prestito dalla Bce e reinvestita sui Btp ad alto rendimento. Oggi il peso crescente delle sofferenze potrebbe mettere ko il bilancio dell’intero sistema.

TRUFFE DECENNALI NELL’AREA FINANZA MPS

Secondo la Centrale Rischi, i crediti deteriorati nel portafoglio delle banche sono aumentati alla cifra record di 228,42 miliardi di euro. Considerando i primi otto istituti di credito italiani, al 30 settembre scorso le sofferenze erano pari a 108 miliardi. A questi bisogna aggiungere altri 55 miliardi di incagli, prestiti ristrutturati per 19 miliardi e altri scaduti per 16 miliardi (ormai irrecuperabili). Complessivamente arriviamo a 198 miliardi di euro, in crescita del 15% rispetto a dodici mesi prima quando si era fermi a 172 miliardi di euro.

UNICREDIT E’ TRA LE 10 BANCHE PREFERITE DA MORGAN STANLEY

Unicredit è la banca che ha il maggior livello di sofferenze in bilancio. Al 30 settembre scorso erano pari a 80,4 miliardi di euro (+12,3% su base annua). Tuttavia, è l’intero sistema banca-impresa ad essere ormai in avvitamento: le aziende non riescono più a onorare i loro impegni, a causa delle elevate tasse e per la debolezza della domanda interna; le banche, per evitare nuovi prestiti inesigibili, chiudono i rubinetti del credito e deprimono il ciclo economico. Come venirne fuori? Al momento le uniche soluzioni allo studio sono la costituzione di una bad bank e il ritorno alle cartolarizzazioni.

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