I rischi delle azioni Carim secondo la Consob

di Redazione Commenta

La settimana che si è conclusa proprio ieri ha sentito parlare spesso di Carim, la Cassa di Risparmio di Rimini, istituto di credito che attualmente si trova in amministrazione straordinaria: nel dettaglio, la notizia più importante che ha riguardato il gruppo romagnolo è stata quella relativa al prospetto informativo visionato dalla Consob, visto che la stessa commissione ha individuato ben ventiquattro fattori di rischio a cui l’offerta di azioni sarebbe sottoposta. La compravendita in questione verrà avviata nella giornata odierna e giungerà alla sua conclusione il prossimo 24 aprile. Quali criticità si rischiano di incontrare in questo senso?

CONSULTAZIONE DELLA CONSOB SUI BOND BANCARI E RETAIL
L’elenco ricomprende dei fattori che fanno riferimento alle ipotesi di uscita di un paese dell’eurozona dalla moneta unica, un rischio teorico non c’è che dire, ma con la Grecia in queste condizioni di salute nulla è scontato, tanto che sono serie minacciate le riuscite dei contratti stessi. La Commissione Nazionale di Società e Borsa ha reso noti quali sono i limiti che possono essere considerati validi per definire l’operazione finanziaria in questione una mossa di successo. Anzitutto, l’aumento di capitale dovrà essere pari a sessantasette milioni di euro, totale a cui vanno aggiunti altri trentasette milioni per quel che concerne il prestito subordinato, altrimenti quest’ultimo potrebbe essere abolito del tutto, provvedendo al solo aumento di capitale, ma con un importo maggiore (104 milioni di euro).

LA CONSOB PROSEGUE NELLA SEMPLIFICAZIONE REGOLAMENTARE

Tutto questo denaro deve assolutamente risultare dalle contrattazioni, visto che Carim può seriamente incorrere nella cessione definitiva delle attività e delle passività, con alle porte un progetto nuovo di zecca in merito alla maggioranza di controllo. Insomma, il futuro è incerto come non mai in questi giorni. Infine, la Consob ha avvertito gli investitori circa altri rischi: si tratta, nello specifico, dell’improbabile aumento di valore dei titoli azionari nel caso di un passaggio di controllo da parte della fondazione, con gli investitori istituzionali delle altre banche che non mostreranno un grande interesse.

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