Dopo l’impatto della concorrenza il settore delle calzature riprende fiato

Dopo tanto sentir parlare di
concorrenza nel settore delle calzature, di
dumping, di prodotti dei
mercati emergenti a bassissimo costo che spiazzano la concorrenza europea,
Vito Artioli presidente dell’Anci, l’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, nel corso dell’assemblea generale dell’organizzazione imprenditoriale ha affermato:
Non siamo un settore decotto, perché abbiamo dimostrato, in un momento di cambiamenti strutturali del mercato internazionale, una capacità di ripresa che molti non si aspettavano.
Nel quinquennio compreso fra il 2001 e il 2005, infatti, il settore delle calzature ha risentito più di altri dell’impatto della crescente concorrenza mondiale. Lo confermano la chiusura di circa 700 imprese e la cancellazione di 15.000 posti di lavoro. La scarpa italiana è però ripartita alla grande chiudendo un ottimo 2007. L’anno scorso però, le esportazioni sono cresciute del 6,2% passando così dai 6,5 miliardi di euro del 2006 a 6,9 miliardi nel 2007. Questo soprattutto grazie ai prodotti in pelle e cuoio, quelli a maggior valore aggiunto che nel 2007 hanno generato da soli l’84% dell’export con un incremento del 7,3%.
Gli industriali comunque continuano a mantenere i piedi per terra e osservano che dopo un 2007 piuttosto brillante che ha evidenziato una capacità di ripresa del settore che molti non si aspettavano non bisogna sottovalutare per quest’anno le nubi di una
crisi finanziaria mondiale di cui ancora non si conoscono appieno le conseguenze.
Alla luce delle nuove ombre recessive, – continua Artioli – occorre proseguire sulla via del rafforzamento di una vera e propria politica di identità del settore che deve essere percepito come una risorsa chiave nazionale sia da parte degli associati sia dell’opinione pubblica.
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