La crisi economica ha iniziato a incidere sui bilanci delle famiglie italiane, in un 2008 in cui la ricchezza reale ha cominciato a ridursi e le diseguaglianze sociali hanno continuato ad accentuarsi. Questo il risultato di un’indagine di Banca d’Italia sui nuclei familiari, che a causa del trend negativo delle Borse hanno perso il 6% della ricchezza finanziaria e dovranno ora affrontare le difficoltà e le incognite di una lunga recessione.
Tuttavia la situazione italiana può essere considerata una delle migliori rispetto altri grandi Paesi occidentali, ma in un Italia in cui la maggior parte della ricchezza resta basata sulla proprietà immobiliare, si accentuano le disparità sociali. Infatti quasi metà delle ricchezza complessiva è detenuta dal 10% dei nuclei più ricchi. La distribuzione della ricchezza è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza, mentre poche dispongono di una ricchezza elevata.
Ecco alcuni risultati dell’indagine:
Nel primo semestre del 2008 la ricchezza finanziaria delle famiglie, a prezzi correnti, si è ridotta di circa il 6%, soprattutto a causa del calo dei corsi azionari. E la tendenza negativa è proseguita con maggior vigore nei mesi successivi. Per questo, in questo periodo l’aggregato complessivo è rimasto sostanzialmente stazionario, registrando un lieve calo in termini reali. Una flessione che arriva dopo un 2007 in cui la ricchezza è cresciuta (a prezzi costanti) dell’1,7% rispetto all’anno prima, mentre l’aumento pro-capite è stato dello 0,8%. Rispetto però al periodo 1995-2006 c’è stato un “rallentamento” dell’accumulazione netta, dovuto a una sostanziale stasi delle attività finanziarie (+0,6%) e alla crescente incidenza dei debiti (+8,2%), mentre la dinamica delle attività reali è rimasta sostenuta (+6,7%). La metà più povera dei nuclei detiene infatti meno del 10% della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco ne ha quasi la metà. Alla fine del 2007, comunque, la ricchezza netta per famiglia ammontava a circa 360mila euro (143mila euro pro-capite).